LE VENTIDUE DONNE
Commedia poetica in tre atti, liberamente tratta da “Una tisana con Emma”
Ventidue donne. Undici luci. Undici ombre. Un vecchio divano e un fuoco che non giudica.
Prima stesura teatrale
LE VENTIDUE DONNE
NOTA DI REGIA
Il pubblico è Emma. Non esiste un’attrice che la interpreti. Sul palcoscenico, vicino al vecchio divano, rimane per tutta la rappresentazione una sedia vuota rivolta verso la platea: è il posto di Emma, ma anche il posto di ogni donna che ascolta.
Le ventidue interpreti sono undici energie nella luce e le loro undici ombre. Le ombre non sono cattive: sono la stessa forza quando perde misura, spazio o orientamento. Nel finale non vengono sconfitte né cacciate. Vengono riconosciute e reintegrate nel cerchio.
La scena può essere essenziale: un vecchio divano, undici cornici vuote simili a finestre, un tavolo da cucina mobile, alcuni tappetini e un fuoco simbolico al centro. Il fuoco può essere creato con tessuti, luce e suono. La musica e la danza hanno un ruolo narrativo, non decorativo.
Durata indicativa: 95-110 minuti, con intervallo facoltativo dopo il secondo atto.
LE VENTIDUE DONNE
SCIAMANA: Intuito, presenza e ascolto di ciò che vive sotto la superficie.
OSSESSIONE: Il pensiero che gira, controlla e cerca conferme senza fine.
CREATIVA: Immaginazione, visione e libertà di inventare.
DISPERSIONE: Mille idee, mille inizi e nessun luogo dove posarle.
MAGICA: Lucidità, fascino e capacità di trasformare il caos in forma.
LACRIMA ANTICA: La memoria che ritorna e colora il presente.
LIBERA: Parola autentica, sensualità e silenzio consapevole.
RUMORE: La voce che parla per riempire, spiegare e non sentire.
REGINA: Valori, dignità e capacità di scegliere.
DUBBIO: La porta che si apre, si richiude e chiede una garanzia impossibile.
ROMANTICA: Bellezza, desiderio e capacità di corteggiare la vita.
FRETTA: La storia d’amore già completa dopo un solo messaggio.
CURANDERA: Cura, nutrimento e presenza senza invasione.
SACRIFICIO: Il bisogno di essere necessaria e di salvare tutte.
PACHA MAMA: Radicamento, forza e capacità di stare nel proprio centro.
RABBIA: Il fuoco che difende, attacca e brucia quando non viene ascoltato.
GIOIOSA: Piacere, gioco, corpo e celebrazione.
FRENESIA: La festa che non sa fermarsi e teme ogni spazio vuoto.
SOLITARIA: Raccoglimento, intimità e ascolto profondo.
ISOLAMENTO: La porta chiusa che desidera segretamente essere cercata.
MANIFESTATRICE: Azione, costanza e primo passo concreto.
RESISTENZA: Il rinvio, il perfezionismo e la fatica di cominciare.
LE VENTIDUE DONNE
ATTO PRIMO
La testa inventa il mondo
PROLOGO – SIAMO LUNATICHE
Buio. Si sente un bollitore. Poi il tintinnio di ventidue tazze, una dopo l’altra. Una luce calda rivela il vecchio divano. È troppo piccolo persino per tre persone. La sedia di Emma è vuota, rivolta verso il pubblico.
Da diversi punti della sala, le ventidue donne gridano, prima una alla volta e poi insieme.
TUTTE Emmaaaa, siamo lunatiche!
Le ventidue entrano correndo. Alcune portano coperte, altre tazze, altre cuscini, una pianta, una valigia, tre quaderni, un abito ancora con l’etichetta e una lista lunga tre metri. Tentano tutte di sedersi sul divano.
RUMORE Aspettate, vi spiego io come dobbiamo metterci. Prima le alte dietro, le basse davanti, quelle con problemi alla schiena sul lato sinistro, però il lato sinistro visto da voi o visto da me? Perché cambia tutto.
DUBBIO Siamo sicure che il lato sinistro sia la scelta giusta?
DISPERSIONE Io avevo pensato a un’amaca. Oppure undici amache. Anzi, ventidue. Ho già salvato quarantasei modelli.
RESISTENZA Possiamo decidere domani?
MANIFESTATRICE No. Oggi. Spostatevi. Uno, due, tre: sedute.
Tutte si siedono insieme. Il divano emette un gemito drammatico. Le donne balzano in piedi. Risata.
GIOIOSA Il divano ha parlato!
LACRIMA ANTICA Anche quello di mia nonna faceva lo stesso rumore.
RUMORE Il divano di mia nonna invece era verde, ma non un verde normale, un verde…
LIBERA Respira.
Silenzio improvviso. RUMORE inspira, trattiene, sta per ripartire.
LIBERA Anche espirare sarebbe utile.
Risata. RUMORE espira con un lungo soffio.
SCIAMANA Emma, non preoccuparti. Non devi ricordare subito tutti i nostri nomi.
OSSESSIONE Ma sarebbe meglio. Posso ripeterli tre volte. O undici. O ventidue, così siamo sicure.
REGINA Una volta sarà sufficiente.
Le undici donne nella luce si dispongono davanti alle cornici-finestre. Le undici ombre restano dietro di loro, copiandone i gesti con un piccolo eccesso.
SCIAMANA Immagina una casa con undici finestre. La casa sei tu.
CREATIVA Il paesaggio è la tua vita.
MAGICA Da ogni finestra osservi lo stesso giardino.
LIBERA Ma cambiano la luce, la prospettiva e ciò che riesci a vedere.
REGINA Tu rimani sempre tu.
ROMANTICA Solo che da una finestra il tramonto sembra una promessa.
FRETTA Una promessa di matrimonio. Sabato. Ho già prenotato.
ROMANTICA No. Era solo un tramonto.
Risata.
CURANDERA Da un’altra finestra senti il bisogno di prenderti cura di qualcuno.
SACRIFICIO Di tutte. Anche di quelle che non lo hanno chiesto. Soprattutto di loro.
PACHA MAMA Da un’altra senti la terra sotto i piedi.
RABBIA E se qualcuno ti spinge, lo rimetti al suo posto.
PACHA MAMA Con fermezza. Non con una pala.
RABBIA Dipende.
Risata.
GIOIOSA Da un’altra vuoi ballare.
FRENESIA Per tutta la notte! E anche domani! E poi facciamo karaoke!
SOLITARIA Da un’altra desideri soltanto silenzio.
ISOLAMENTO E vuoi che tutti capiscano che desideri silenzio, senza però smettere di cercarti.
MANIFESTATRICE Da un’altra vuoi fare il primo passo.
RESISTENZA Dopo avere scelto le scarpe giuste, sistemato la scrivania, controllato le previsioni e aspettato il momento perfetto.
SCIAMANA Le finestre spiegano come cambia la prospettiva.
Al centro si accende lentamente il fuoco simbolico.
SOLITARIA Il fuoco racconta un’altra cosa.
GIOIOSA Che finalmente possiamo arrostire qualcosa?
CURANDERA Dopo.
SCIAMANA Immagina undici donne sedute intorno a un fuoco. Sono tutte presenti. Nessuna scompare.
REGINA A turno, una si alza e si avvicina alla fiamma.
CREATIVA La luce illumina il suo dono.
LACRIMA ANTICA E anche ciò che porta nell’ombra.
SCIAMANA Il fuoco non giudica.
TUTTE LE LUCI Il fuoco illumina.
OSSESSIONE E quanto rimane una donna vicino al fuoco?
SCIAMANA Secondo l’insegnamento dei centri lunari, circa due giorni e mezzo. Poi torna al proprio posto e un’altra si avvicina.
DUBBIO Circa? Due giorni e undici ore? Dodici? Tredici?
REGINA Circa significa che puoi smettere di guardare l’orologio.
Le donne si siedono in cerchio. La sedia di Emma resta aperta verso il pubblico.
CREATIVA Sembrano donne riunite intorno a un fuoco.
SCIAMANA È proprio così che le vediamo. Undici donne antiche sedute dentro di noi. Ognuna aspetta il proprio momento per avvicinarsi alla fiamma e raccontare la sua storia.
GIOIOSA Undici donne sul divano sono troppe.
RUMORE Ventidue sono statisticamente impossibili, soprattutto considerando la profondità della seduta, la densità dei cuscini e…
LIBERA Tisana?
RUMORE Sì, grazie.
Buio breve. Musica di passaggio.
SCENA 1 – LA SCIAMANA E L’OSSESSIONE
SCIAMANA si avvicina al fuoco. OSSESSIONE le cammina dietro, contando i passi. Una notifica di telefono rompe il silenzio.
SCIAMANA Emma, porta le dita alla linea in cui la fronte incontra i capelli.
OSSESSIONE Da un orecchio all’altro. Controlla che siano davvero alla stessa altezza. Il lato destro mi sembra mezzo millimetro più basso.
SCIAMANA Ascolta soltanto il contatto della pelle.
OSSESSIONE E se non sento niente? Se sento troppo? Se ho sbagliato punto?
SCIAMANA Allora senti una donna che fa molte domande.
OSSESSIONE Io non faccio molte domande. Quante ne ho fatte?
Risata.
SCIAMANA L’intuito ha spesso una voce calma. Non promette di conoscere tutto. Indica una direzione.
OSSESSIONE Io invece conosco tutte le direzioni. Le ho percorse mentalmente diciassette volte. In una lui risponde “va bene”. Ma cosa significa “va bene”? Va bene davvero? Va bene per ora? Va bene ma è arrabbiato?
OSSESSIONE mostra il telefono a tutte. Ogni donna legge lo stesso messaggio con un’intonazione diversa. Crescendo, diventa una scena comica corale.
ROMANTICA “Va bene…” È timido. Ha paura di mostrare ciò che sente.
FRETTA È innamorato. Invitiamo sua madre.
RABBIA È passivo-aggressivo.
DUBBIO Potrebbe essere tutto. O niente.
RUMORE Io gli manderei un vocale di nove minuti per chiarire.
LIBERA No.
OSSESSIONE Quindi cosa faccio?
SCIAMANA Posi il telefono.
OSSESSIONE Per quanto?
SCIAMANA Per un respiro.
OSSESSIONE Posso mettere un timer?
Risata.
SCIAMANA guida lentamente il respiro alternato delle narici. Le donne della testa e del viso si dispongono alle sue spalle: CREATIVA, MAGICA, LIBERA, REGINA e le rispettive ombre.
SCIAMANA Chiudi la narice destra e inspira dalla sinistra. Se è confortevole, resta per un breve momento. Poi espira dalla destra. Inspira dalla destra, fai una piccola pausa e torna alla sinistra.
OSSESSIONE Quattro secondi? Tre? Ho trattenuto tre e mezzo.
SCIAMANA Non stiamo sostenendo un esame. Il respiro deve accompagnarti, non diventare un’altra cosa da controllare.
OSSESSIONE tenta ancora di contare, poi lentamente smette. Alla fine appoggia il telefono a terra.
OSSESSIONE Il messaggio è sempre lì.
SCIAMANA Sì.
OSSESSIONE Ma io sono un po’ più lontana.
SCIAMANA Quello spazio è il principio della libertà.
OSSESSIONE si siede accanto a SCIAMANA, non dietro di lei.
SCENA 2 – LA CREATIVA E LA DISPERSIONE
CREATIVA entra con un quaderno. DISPERSIONE entra dietro di lei con scatole, nastri, stoffe, un ukulele, tre pennelli, una pianta, una lampada e un vestito nuovo con l’etichetta.
CREATIVA Ogni cosa può diventare qualcos’altro.
DISPERSIONE Questo tavolo diventa un atelier. La sedia una barca. La coperta una tenda. Il bollitore un progetto europeo. Ho già scritto il titolo.
MANIFESTATRICE Hai scritto il progetto?
DISPERSIONE No, ma ho scelto il carattere del titolo.
Risata.
CREATIVA Emma, ricordi quando da bambina costruivi una casa con le coperte?
DISPERSIONE Io ne costruivo sette. Una per me, una per i peluche, una per i segreti, una per i biscotti…
RESISTENZA E poi chi rimetteva a posto?
DISPERSIONE Una donna del futuro.
Risata.
CREATIVA La fantasia vede ciò che ancora non esiste. Ma ha bisogno di un luogo in cui posarsi.
DISPERSIONE A proposito, guardate questo vestito. Nel negozio era la mia nuova vita.
GIOIOSA Mettilo!
DISPERSIONE Non posso.
LIBERA Perché?
DISPERSIONE È ancora perfetto nella sua busta.
CREATIVA Da quanto tempo?
DISPERSIONE Tre anni. Ma ogni tanto lo apro e immagino la festa.
ROMANTICA Hai comprato il vestito o la storia che lo accompagnava?
DISPERSIONE La storia. Nel camerino c’erano musica, luci, una terrazza sul mare e una donna molto sicura di sé.
CREATIVA E a casa?
DISPERSIONE A casa c’erano il bucato e una lampadina da cambiare.
Risata grande.
CREATIVA Il vestito non è un errore. È un messaggero. Ti ha mostrato una parte di te che desiderava essere vista.
DISPERSIONE Quindi posso lasciargli l’etichetta?
CREATIVA No. O lo indossi, o lo doni. Le visioni devono respirare.
DISPERSIONE indossa il vestito sopra gli altri abiti. È eccessivo e bellissimo. Le donne applaudono. CREATIVA stende a terra un grande foglio.
CREATIVA Una sola parola al centro.
DISPERSIONE Una sola?
CREATIVA Una.
DISPERSIONE Posso scriverla in undici colori?
CREATIVA Sì.
DISPERSIONE scrive “VOCE”. Dal termine nascono rami, disegni e idee. Poi CREATIVA le mette in mano un piccolo seme.
CREATIVA Puoi raccogliere cento semi. Ma oggi ne pianti uno.
DISPERSIONE E gli altri?
CREATIVA Non scompaiono. Aspettano il loro tempo.
DISPERSIONE mette il seme in tasca e posa lentamente alcune scatole.
SCENA 3 – LA MAGICA E LA LACRIMA ANTICA
MAGICA trasforma la scena in un ufficio perfettamente organizzato. Ogni oggetto ha un’etichetta. LACRIMA ANTICA la segue con una vecchia scatola di fotografie.
MAGICA Documenti qui. Fatture là. Telefonate dalle dieci alle undici. Emozioni dalle diciassette alle diciassette e quindici.
LACRIMA ANTICA Alle sedici e cinquanta ho una canzone.
MAGICA Non è in agenda.
Parte una melodia antica. MAGICA si immobilizza. LACRIMA ANTICA apre la scatola e le mostra una fotografia.
MAGICA No. Oggi ho troppo da fare.
LACRIMA ANTICA Proprio per questo sono venuta.
MAGICA Non posso piangere. Ho appena messo il mascara.
GIOIOSA È resistente all’acqua?
MAGICA Le mie emozioni no.
Risata che si spegne lentamente. MAGICA prende la fotografia.
MAGICA Avevo otto anni. Cercavo di fare tutto bene.
LACRIMA ANTICA Pensavi che, se fossi stata perfetta, tutti sarebbero stati felici.
MAGICA Quando qualcosa va storto, sento ancora di aver deluso il mondo intero.
LACRIMA ANTICA Io non sono qui per distruggere la tua giornata. Sono qui perché quella bambina non deve più lavorare per meritare amore.
MAGICA prende una ciotola d’acqua. Si bagna le guance. LACRIMA ANTICA fa lo stesso.
MAGICA La mia lucidità crea ordine.
LACRIMA ANTICA Le mie lacrime creano spazio.
MAGICA Posso essere capace e umana nello stesso corpo.
Le due si abbracciano. Silenzio. Poi MAGICA prende una delle etichette e la appiccica sulla scatola: “DA ASCOLTARE, NON DA ARCHIVIARE”. Risata tenera.
SCENA 4 – LA LIBERA E IL RUMORE
Il tavolo diventa una cucina toscana. LIBERA taglia pane e pomodori. RUMORE le parla senza sosta, seguendola a ogni passo.
RUMORE Io il pane lo taglierei più sottile, però dipende, perché con il pomodoro troppo maturo serve più spessore, mia zia lo faceva così, anche se poi mio cugino…
LIBERA Assaggia.
RUMORE Sì, ma prima volevo spiegarti che…
LIBERA Assaggia.
RUMORE morde il pane. LIBERA alza un dito: silenzio. RUMORE mastica, lotta per parlare, poi chiude gli occhi.
LIBERA Che cosa senti?
RUMORE Pomodoro. Olio. Basilico. E…
LIBERA E?
RUMORE Non devo aggiungere niente.
Risata.
LIBERA Le labbra parlano, baciano, assaggiano e sanno anche restare ferme.
RUMORE Io parlo perché temo di essere fraintesa.
LIBERA E allora aggiungi una frase.
RUMORE Poi un’altra.
LIBERA E un’altra ancora.
RUMORE Finché nessuno ricorda più la prima.
LIBERA Prova a dire ciò che vuoi in una frase.
RUMORE Ho bisogno che tu mi ascolti senza interrompermi, perché spesso quando parlo sento che…
LIBERA Una frase.
RUMORE Ho bisogno di essere ascoltata.
LIBERA È vera?
RUMORE Sì.
LIBERA È il momento adatto?
RUMORE Sì.
LIBERA Puoi dirla con rispetto?
RUMORE Sì.
LIBERA Allora lasciala uscire.
RUMORE Ho bisogno di essere ascoltata.
Le altre donne la guardano in silenzio. RUMORE si commuove.
RUMORE Adesso però qualcuno deve rispondere.
TUTTE Ti ascoltiamo.
RUMORE sorride. LIBERA le porge un altro pezzo di pane.
SCENA 5 – LA REGINA E IL DUBBIO
REGINA porta una sedia alta. DUBBIO porta undici sedie pieghevoli e le prova una dopo l’altra.
DUBBIO Questa è troppo dura. Questa troppo morbida. Questa sembra arrogante. Questa comunica insicurezza. Questa…
REGINA Siediti.
DUBBIO Dove?
REGINA Qui.
DUBBIO Se poi scopro che là era meglio?
REGINA Potrai alzarti.
DUBBIO Davvero?
REGINA Una scelta non è sempre una condanna a vita.
DUBBIO si siede sul bordo, pronta a fuggire.
REGINA Che cosa stai cercando?
DUBBIO La scelta perfetta.
REGINA Esiste raramente.
DUBBIO Allora una garanzia.
REGINA Non è una scelta. È un’assicurazione contro il vivere.
DUBBIO Se sbaglio?
REGINA Imparerai qualcosa che oggi non puoi sapere.
DUBBIO E se gli altri non approvano?
REGINA Ascoltare gli altri non significa consegnare loro il tuo trono.
REGINA disegna a terra tre cerchi: “SÌ”, “NO”, “NON ANCORA”.
REGINA Una decisione non deve sempre essere sì o no. A volte la scelta più onesta è non ancora.
DUBBIO Posso scegliere “non ancora” senza sentirmi vigliacca?
REGINA Se lo scegli con consapevolezza, è una posizione. Se lo usi per nasconderti, è una fuga.
DUBBIO attraversa più volte i tre cerchi, poi si ferma in “NON ANCORA”.
DUBBIO Oggi non sono pronta a decidere. Ma domani alle dieci torno qui.
MANIFESTATRICE Segnato.
REGINA Questa è già una scelta.
Fine Atto I. Le cinque coppie si siedono attorno al fuoco. Musica breve.
LE VENTIDUE DONNE
ATTO SECONDO
Il corpo vuole vivere
SCENA 6 – LA ROMANTICA E LA FRETTA
ROMANTICA sistema fiori e candele. FRETTA entra con un telefono, un catalogo di abiti da sposa e una valigia.
FRETTA Mi ha scritto.
ROMANTICA Che cosa?
FRETTA “Ciao.”
ROMANTICA E?
FRETTA Il tono era chiarissimo. Vuole costruire una vita con me.
ROMANTICA Era scritto “ciao”.
FRETTA Con il punto.
DUBBIO Il punto può indicare distanza emotiva.
OSSESSIONE Mandami lo screenshot.
RUMORE Io risponderei con un messaggio leggero, ma profondo, spontaneo, però non troppo disponibile…
LIBERA Nessuno risponde.
Risata.
ROMANTICA La bellezza ha bisogno di tempo. Un incontro può essere prezioso senza dover diventare subito una promessa.
FRETTA Ma se aspetto, potrei perderlo.
ROMANTICA Se la presenza scompare appena rallenti, non era presenza.
FRETTA Io voglio sapere subito come finisce.
ROMANTICA Così salti tutte le pagine centrali.
FRETTA Io leggo sempre l’ultima pagina.
SOLITARIA Che orrore.
Risata.
ROMANTICA Corteggiare la vita significa anche lasciarsi sorprendere. Preparare una tavola bella per te. Indossare un vestito perché ti piace. Guardare un tramonto senza chiedergli una promessa.
FRETTA E con il messaggio cosa faccio?
ROMANTICA Respiri. Poi rispondi “ciao”.
FRETTA Solo “ciao”?
ROMANTICA Con o senza punto. Questa scelta è tua.
Risata. FRETTA digita, cancella, digita, cancella. Infine posa il telefono e guarda il tramonto proiettato sulle finestre.
SCENA 7 – LA CURANDERA E IL SACRIFICIO
CURANDERA porta una ciotola e una coperta. SACRIFICIO entra piegata sotto borse, medicine, cibo, caricatori, fazzoletti e oggetti per tutte.
SACRIFICIO Chi ha fame? Chi ha freddo? Chi ha dimenticato qualcosa? Ho anche una prolunga, una crema, una tisana digestiva e il numero di una cugina che conosce una persona.
CURANDERA Come stai tu?
SACRIFICIO Benissimo. Chi ha bisogno?
CURANDERA Non ti ho chiesto chi ha bisogno.
SACRIFICIO Io sto bene quando servo.
CURANDERA E quando nessuno ha bisogno?
SACRIFICIO Mi sento inutile.
Silenzio. SACRIFICIO tenta di sollevare le borse, ma le cadono. Oggetti ovunque. La scena è comica e dolorosa.
GIOIOSA Hai portato anche una racchetta da tennis?
SACRIFICIO Non si sa mai.
CURANDERA Aiutare non significa portare la vita degli altri sulle spalle.
SACRIFICIO Ma se lascio una borsa, qualcuno potrebbe soffrire.
CURANDERA E se le porti tutte, soffri tu.
SACRIFICIO Non è la stessa cosa.
CURANDERA Perché ti consideri fuori dal cerchio delle persone da curare?
CURANDERA le prende una borsa. Poi un’altra. Le altre donne prendono ciascuna un oggetto, ma solo ciò che serve davvero.
CURANDERA Puoi dire: “Posso offrirti questo. Il resto appartiene al tuo cammino.”
SACRIFICIO E se si arrabbia?
CURANDERA Un confine può deludere qualcuno e proteggere l’amore nello stesso momento.
SACRIFICIO Posso riposare anche se una persona non è completamente felice?
CURANDERA Sì.
SACRIFICIO Mi sembra illegale.
Risata. CURANDERA la copre con la coperta. SACRIFICIO si sdraia sul divano. Dopo due secondi si rialza.
SACRIFICIO Avete bisogno che vi insegni a riposare?
TUTTE No!
Risata grande. SACRIFICIO torna a sdraiarsi, finalmente.
SCENA 8 – PACHA MAMA E LA RABBIA
Terra sul pavimento, un vaso grande e una pianta. PACHA MAMA lavora lentamente. RABBIA entra con una pala e un cartello: “NON TOCCATE NIENTE”.
RABBIA Chi ha spostato il vaso?
DISPERSIONE Io. Ma soltanto perché lì immaginavo una fontana.
RABBIA Una fontana? Ho preparato questa terra per tre giorni!
PACHA MAMA Appoggia la pala.
RABBIA La sto appoggiando con fermezza.
La pianta trema. Risata.
PACHA MAMA La rabbia porta un messaggio. Quale confine è stato attraversato?
RABBIA Il mio lavoro non è stato rispettato.
PACHA MAMA Questo è vero. Devi distruggere la fontana immaginaria?
RABBIA No. Ma mi piacerebbe.
PACHA MAMA Prima senti i piedi.
PACHA MAMA guida RABBIA in undici passi lenti. A ogni passo, RABBIA pronuncia una parola.
RABBIA Terra. Piede. Peso. Respiro. Corpo. Confine. Voce. Scelta. Forza. Misura. Presenza.
PACHA MAMA Adesso parla.
RABBIA Avevo preparato questo spazio. Quando lo hai spostato senza chiedere, mi sono sentita ignorata.
DISPERSIONE Mi dispiace. Posso immaginare la fontana da un’altra parte.
RABBIA Sì. Lontano dal vaso.
PACHA MAMA La tua forza non è diventata un’arma.
RABBIA Peccato. Ma ha funzionato.
Risata. RABBIA posa la pala e aiuta a piantare.
SCENA 9 – LA GIOIOSA E LA FRENESIA
Musica. GIOIOSA entra danzando a piedi nudi. FRENESIA arriva con luci lampeggianti, cappelli, trombette, cinque playlist e un microfono.
FRENESIA Questa sera facciamo tutto! Danza, karaoke, bagno sonoro, festa anni Ottanta, tamburi e colazione all’alba!
GIOIOSA Prima ascoltiamo una canzone.
FRENESIA Una? La playlist dura sette ore.
GIOIOSA Il piacere non cresce sempre con la quantità.
FRENESIA Questa frase è contro il divertimento.
GIOIOSA No. È a favore del corpo.
GIOIOSA invita tutte a togliersi le scarpe. Viene preparato un cerchio sicuro con tappetini. La luce si abbassa. Alcune donne indossano una benda, altre tengono gli occhi socchiusi, secondo la regia e la sicurezza della scena.
GIOIOSA Quando ballo, all’inizio la mente cerca di dirigere ogni gesto. Poi il corpo trova un linguaggio più antico.
FRENESIA Io ho già trovato quarantadue gesti.
GIOIOSA Lascia che ne rimanga uno.
Parte una musica ritmica. Le donne iniziano con movimenti piccoli. FRENESIA salta subito, occupa tutto lo spazio, poi inciampa dolcemente su un tappetino e si ferma, sorpresa. La musica rallenta e riparte dal respiro.
GIOIOSA Non dobbiamo apparire belle. Non dobbiamo arrivare da nessuna parte. Lasciamo che il corpo racconti.
La danza diventa intensa. Le ombre mostrano i loro movimenti caratteristici: OSSESSIONE ripete, DISPERSIONE cambia sempre direzione, RUMORE danza con la bocca, DUBBIO inizia e si ferma, SACRIFICIO sostiene tutte, ISOLAMENTO si ritira. Le luci non le correggono: danzano accanto a loro.
La musica si apre in una parte ampia e luminosa. FRENESIA si ferma al centro. Le scende una lacrima, mentre sorride.
FRENESIA Perché piango?
GIOIOSA Forse stai ricordando quanto sei cambiata.
FRENESIA Pensavo che fermarmi significasse perdere la festa.
GIOIOSA A volte è quando ti fermi che senti davvero la musica.
Silenzio. Tutte ascoltano il proprio respiro. Poi una risata piccola nasce da GIOIOSA, passa a FRENESIA e contagia il gruppo fino a diventare incontenibile. Il pubblico ride con loro.
SCENA 10 – LA SOLITARIA E L’ISOLAMENTO
La scena si svuota. SOLITARIA accende una piccola lampada nella sua “grotta”, fatta con una coperta. ISOLAMENTO chiude tutte le finestre e mette cartelli: “NON ENTRARE”, “LASCIAMI SOLA”, “PERCHÉ NESSUNO MI CERCA?”.
SOLITARIA Ho bisogno di restare con me.
ISOLAMENTO Anch’io.
SOLITARIA Io chiudo la porta per ascoltarmi.
ISOLAMENTO Io la chiudo per vedere chi prova ad aprirla.
SOLITARIA Questa è una prova difficile per chi ti ama.
ISOLAMENTO Se mi amano davvero, capiranno senza che io dica niente.
LIBERA No.
Risata breve.
ISOLAMENTO Non voglio essere un peso.
SOLITARIA E allora diventi invisibile.
ISOLAMENTO Almeno nessuno può rifiutarmi.
SOLITARIA Ma nessuno può raggiungerti.
Silenzio lungo. ISOLAMENTO toglie un cartello e scrive un messaggio su un foglio.
ISOLAMENTO “Ho bisogno di spazio. Ma desidero mantenere un filo con te.”
SOLITARIA Questa frase apre una finestra senza spalancare la porta.
ISOLAMENTO Posso stare sola e restare in relazione?
SOLITARIA Sì. La solitudine scelta ha una porta. L’isolamento dimentica dove ha messo la chiave.
SOLITARIA prende una chiave simbolica e la consegna a ISOLAMENTO. Le due si siedono insieme nella grotta, senza parlare. Il silenzio diventa commovente, non vuoto.
SCENA 11 – LA MANIFESTATRICE E LA RESISTENZA
MANIFESTATRICE entra con un solo foglio: “IL PRIMO PASSO”. RESISTENZA entra con una lista lunghissima, una scopa, un ferro da stiro, una borsa della spesa e un cesto di bucato.
MANIFESTATRICE Che cosa vuoi realizzare?
RESISTENZA Prima devo sistemare tutto.
MANIFESTATRICE Tutto cosa?
RESISTENZA Tutto.
MANIFESTATRICE È una categoria molto ampia.
RESISTENZA Quando la casa sarà perfetta, la mente tranquilla, il tempo stabile e nessuno avrà bisogno di me, comincerò.
MANIFESTATRICE Quindi mai.
Risata.
RESISTENZA Non sono pigra. Sono preparata.
MANIFESTATRICE Il perfezionismo è spesso paura vestita bene.
RESISTENZA E stirata.
Risata.
CREATIVA entra come una bambina. Porta coperte, giochi, colori e costruisce una tenda al centro della scena. È felice e completamente immersa nel gioco.
CREATIVA Questa è la mia casa. Qui dormono gli animali. Qui c’è il mare. Questa sedia è una montagna.
RESISTENZA la guarda. Il corpo si irrigidisce.
RESISTENZA Che cosa hai fatto?
CREATIVA Un mondo.
RESISTENZA Hai tirato fuori tutto. Devo stirare, fare la spesa, cucinare, pulire e adesso anche rimettere a posto questo disastro!
CREATIVA Non è un disastro.
RESISTENZA Metti subito tutto a posto!
CREATIVA si ferma. La luce cambia. La bambina abbassa lentamente le mani.
CREATIVA Quando creo, qualcuno si arrabbia.
RESISTENZA Quando perdi il controllo, tutto ricade su di me.
CREATIVA Allora smetto.
RESISTENZA Allora posso respirare.
Le due frasi restano nell’aria. MANIFESTATRICE entra tra loro, senza scegliere una colpevole.
MANIFESTATRICE Questa dinamica può ripetersi per anni. La bambina cresce e porta con sé una voce: “Non occupare spazio. Non creare confusione. Qualcuno ti fermerà.”
CREATIVA Da adulta incontro persone che sembrano ripetere la stessa frase.
RESISTENZA E la madre continua a vivere come se tutto dipendesse da lei.
MANIFESTATRICE Finché una delle due si accorge.
Silenzio. RESISTENZA guarda CREATIVA come se la vedesse per la prima volta.
RESISTENZA Io non ero soltanto tua madre.
CREATIVA Che cosa eri?
RESISTENZA Una donna stanca. Una donna che non sapeva chiedere aiuto. Una donna che aveva paura del caos perché dentro ne portava già troppo.
CREATIVA Io ero una bambina che cercava una forma per il proprio talento.
RESISTENZA Non volevo spegnerlo.
CREATIVA Ma a volte lo hai fatto.
RESISTENZA Sì.
Pausa. Nessuna frase cancella il dolore.
MANIFESTATRICE Comprendere non significa dichiarare giusto ciò che ha ferito. Significa vedere una storia più grande.
CREATIVA Posso dirti che mi hai ferita e vedere che eri una donna?
RESISTENZA Sì.
CREATIVA Posso creare oggi senza aspettare il tuo permesso?
RESISTENZA Sì.
CREATIVA ricostruisce una piccola parte della tenda. RESISTENZA la aiuta a fissare un angolo.
RESISTENZA Giochiamo fino alle sei. Poi rimettiamo insieme alcune cose al loro posto.
CREATIVA Non tutte?
RESISTENZA Non tutte.
CREATIVA Ti stai evolvendo.
Risata tra le lacrime. Le due entrano nella tenda. Fine Atto II.
LE VENTIDUE DONNE
ATTO TERZO
Quando le ombre si incontrano
SCENA 12 – IL GIORNO IN CUI ARRIVANO TUTTE
Mattina. Il fuoco è spento. Le undici ombre si svegliano prima delle luci. Una dopo l’altra prendono possesso della scena.
OSSESSIONE Ho pensato tutta la notte.
DUBBIO A cosa?
OSSESSIONE Non sono sicura.
DISPERSIONE Io invece ho iniziato quattro progetti.
RESISTENZA Io li finirò domani.
RUMORE Dobbiamo parlarne tutte insieme, subito, perché se non comunichiamo…
ISOLAMENTO Lasciatemi sola! Ma perché nessuna mi chiede come sto?
FRETTA Non c’è tempo. Dobbiamo risolvere la nostra vita entro mezzogiorno.
SACRIFICIO Ho preparato la colazione per tutte. Non ho dormito, ma sto bene.
RABBIA Chi ha spento il fuoco?
FRENESIA Lo riaccendiamo con una festa!
LACRIMA ANTICA Questa canzone mi ricorda il 1997.
TUTTE LE OMBRE È colpa di qualcuno!
Caos coreografico. Le ombre formano coppie e si amplificano: OSSESSIONE con DUBBIO, DISPERSIONE con FRETTA, RUMORE con RABBIA, SACRIFICIO con RESISTENZA, FRENESIA con ISOLAMENTO. LACRIMA ANTICA attraversa tutte, portando memorie.
OSSESSIONE Dobbiamo capire la scelta giusta.
DUBBIO Prima dobbiamo essere sicure di avere tutte le informazioni.
OSSESSIONE Cerchiamole.
DUBBIO E se le informazioni si contraddicono?
OSSESSIONE Cerchiamone altre.
Le due girano in cerchio sempre più veloci.
DISPERSIONE Facciamo un viaggio, cambiamo lavoro, dipingiamo la casa e compriamo un vestito!
FRETTA Entro le undici!
RUMORE e RABBIA litigano parlando contemporaneamente. SACRIFICIO tenta di servire entrambe e si mette in mezzo. RESISTENZA prende una scopa e vuole pulire durante la lite. FRENESIA accende la musica. ISOLAMENTO spegne le luci. È una macchina comica crescente.
Le undici luci entrano. Provano a fermare le ombre con istruzioni, consigli e buone intenzioni. Falliscono. Il caos aumenta.
REGINA Ordine!
RUMORE Ti spiego perché l’ordine non funziona!
PACHA MAMA Sentite i piedi!
FRENESIA Li sento! Stanno ballando!
CURANDERA Calmiamoci tutte.
SACRIFICIO Ho preparato undici tisane calmanti!
SOLITARIA Silenzio.
ISOLAMENTO Finalmente qualcuno mi capisce. Andiamocene.
Al culmine, SCIAMANA sale sul vecchio divano. Non grida. Batte una sola volta un piccolo tamburo. Tutte si fermano.
SCIAMANA Accorgiti.
Silenzio.
OSSESSIONE Di cosa?
SCIAMANA Di ciò che sta accadendo.
RABBIA Sta accadendo un disastro.
SCIAMANA Questo è il giudizio. Che cosa senti?
RABBIA Calore. Pressione. Il bisogno di colpire qualcosa.
DUBBIO Io sento la pancia vuota.
SACRIFICIO Io non sento più le spalle.
ISOLAMENTO Io sento che vorrei sparire e che qualcuno mi fermasse.
DISPERSIONE Io sento tutto contemporaneamente.
SCIAMANA Questo è il primo passo. Non “sono sbagliata”. Non “sarà sempre così”. Soltanto: questo sta accadendo dentro di me.
MANIFESTATRICE E dopo il primo passo?
SCIAMANA Il respiro.
SCENA 13 – IL RESPIRO E LA DANZA
Le cinque coppie della testa e del viso si dispongono in una linea: SCIAMANA/OSSESSIONE, CREATIVA/DISPERSIONE, MAGICA/LACRIMA ANTICA, LIBERA/RUMORE, REGINA/DUBBIO. Eseguono lentamente il respiro alternato, senza trasformarlo in una prova.
SCIAMANA Inspira da un lato. Una breve pausa, se il corpo la desidera. Espira dall’altro. Non forzare. Non dimostrare. Ascolta.
Gli altri personaggi seguono con respiro naturale. La scena rallenta.
GIOIOSA E quando il respiro ha creato un po’ di spazio?
SCIAMANA Lasciamo parlare il corpo.
I tappetini delimitano lo spazio. Parte la playlist. La danza inizia dal gesto caratteristico di ogni ombra. Le luci non cancellano quei gesti, ma li trasformano insieme alle ombre.
OSSESSIONE ripete un movimento circolare. SCIAMANA apre lentamente il cerchio e ne fa una spirale. DISPERSIONE salta da un gesto all’altro; CREATIVA raccoglie tre movimenti e li trasforma in una sequenza. LACRIMA ANTICA lascia cadere le braccia; MAGICA le accompagna verso il cuore. RUMORE muove freneticamente la bocca; LIBERA trasforma il gesto in un canto senza parole. DUBBIO oscilla; REGINA trasforma l’oscillazione in un passo scelto.
FRETTA corre; ROMANTICA la invita a ruotare lentamente. SACRIFICIO sostiene tutti; CURANDERA le insegna a lasciarsi sostenere. RABBIA batte i piedi; PACHA MAMA fa diventare il colpo un radicamento. FRENESIA esplode; GIOIOSA le dona ritmo e pausa. ISOLAMENTO danza ai margini; SOLITARIA le offre una mano senza trascinarla. RESISTENZA rimane immobile; MANIFESTATRICE muove soltanto un dito, poi una mano, poi un piede.
La musica raggiunge il culmine e poi si spegne. Le ventidue donne restano nel proprio respiro.
RESISTENZA Ho fatto un passo.
MANIFESTATRICE Sì.
RESISTENZA Era piccolo.
MANIFESTATRICE Era reale.
FRENESIA Ho ballato senza dover continuare per sempre.
GIOIOSA Il piacere può finire senza essere perduto.
RUMORE Ho taciuto.
LIBERA E sei rimasta presente.
ISOLAMENTO Sono stata sola dentro il gruppo.
SOLITARIA E il filo non si è spezzato.
SCENA 14 – TU, TUA MADRE E TUA FIGLIA
Il fuoco si riaccende. CREATIVA e RESISTENZA tornano al centro, ma ora non interpretano solo una madre e una figlia. Dietro di loro si dispongono tre generazioni simboliche: le donne più anziane, le adulte e le giovani, senza cambiare personaggio.
CREATIVA Per molto tempo ho guardato la mia storia soltanto con gli occhi della bambina.
RESISTENZA Per molto tempo ho guardato la stessa storia soltanto con gli occhi della madre stanca.
CREATIVA Io ricordavo il mio talento fermato.
RESISTENZA Io ricordavo il peso di tenere insieme tutto.
CURANDERA Una verità non cancella l’altra.
REGINA Perdonare non significa dichiarare giusto ciò che ha ferito.
MAGICA Significa vedere il passato senza lasciargli tutta la luce del presente.
CREATIVA Quando ho conosciuto le lune, ho capito qualcosa che ha cambiato il mio sguardo.
RESISTENZA Che cosa?
CREATIVA Che anche mia madre era una donna.
Silenzio profondo.
CREATIVA Non soltanto la madre che avrebbe dovuto sapere sempre cosa fare. Una donna con la propria stanchezza, le proprie paure, i propri passaggi di luce e ombra.
RESISTENZA E tu non eri soltanto la figlia che creava disordine. Eri una bambina che cercava il linguaggio del proprio dono.
CREATIVA Vedere la donna in te non cancella la bambina ferita in me.
RESISTENZA Ma può impedire che quella ferita scelga ogni relazione futura.
MANIFESTATRICE E può cambiare il modo in cui una donna incontra sua figlia.
CREATIVA Quando mia figlia costruisce una tenda, posso accorgermi della voce che vuole gridare: “Metti tutto a posto”.
RESISTENZA Posso respirare e domandarmi: quale energia vive in lei? Quale vive in me?
CURANDERA Ha bisogno di libertà?
REGINA Di un confine?
SOLITARIA Di silenzio?
GIOIOSA Di giocare?
PACHA MAMA Di una struttura capace di sostenerla?
CREATIVA La dinamica non è una condanna.
RESISTENZA Si ripete finché rimane invisibile.
SCIAMANA Quando la riconosci, nasce una scelta.
CREATIVA e RESISTENZA stendono insieme la coperta della tenda sopra due sedie. Sotto, lasciano un posto vuoto verso il pubblico.
CREATIVA Per la figlia che sono stata.
RESISTENZA Per la madre che sono stata.
MANIFESTATRICE Per la donna che può scegliere oggi.
FINALE – IL FUOCO NON GIUDICA
Le ventidue donne tornano al cerchio. Ogni luce siede accanto alla propria ombra. Non più una davanti e una dietro. La sedia di Emma viene avvicinata al fuoco e rimane rivolta verso il pubblico.
SCIAMANA Emma, nessuna di noi deve scomparire.
OSSESSIONE Io posso ricordarti che qualcosa ti importa. Ma non devo tenerti sveglia tutta la notte.
CREATIVA Io apro mondi.
DISPERSIONE Io posso ricordarti che hai molte possibilità. Ma posso imparare a scegliere un seme.
MAGICA Io porto lucidità.
LACRIMA ANTICA Io porto la memoria. Ma il passato non deve occupare tutto il presente.
LIBERA Io dono la parola.
RUMORE Io posso chiedere di essere ascoltata senza riempire ogni silenzio.
REGINA Io scelgo.
DUBBIO Io posso invitarti a osservare, senza chiederti una garanzia impossibile.
ROMANTICA Io corteggio la vita.
FRETTA Io posso ricordarti che desideri qualcosa, senza trasformare un “ciao” in un matrimonio.
Risata.
CURANDERA Io mi prendo cura.
SACRIFICIO Io posso imparare che anche io appartengo al cerchio.
PACHA MAMA Io ti radico.
RABBIA Io proteggo un confine. Posso parlare prima di bruciare.
GIOIOSA Io celebro.
FRENESIA Io posso vivere una festa senza fuggire dal silenzio che viene dopo.
SOLITARIA Io torno a casa dentro di me.
ISOLAMENTO Io posso chiedere spazio senza spezzare il filo.
MANIFESTATRICE Io compio il passo.
RESISTENZA Io posso mostrarti la paura che vive dietro il rinvio. Poi posso muovere un piede.
Una alla volta, le donne si alzano e si avvicinano alla fiamma. Ognuna lascia vicino al fuoco un piccolo oggetto del proprio percorso: telefono, seme, fotografia, foglio, chiave, scarpa, etichetta del vestito, lista, pala, benda, coperta.
SCIAMANA Il fuoco non giudica.
TUTTE Il fuoco illumina.
REGINA La casa ha undici finestre.
CREATIVA Il cerchio ha posto per tutte.
LIBERA La tua esperienza ha l’ultima parola.
MANIFESTATRICE E tutto comincia quando ti accorgi.
Pausa. Le donne guardano la sedia di Emma, poi il pubblico.
GIOIOSA Emmaaaa…
TUTTE Siamo lunatiche!
FRENESIA Per fortuna!
Musica finale. Le ventidue donne danzano insieme, questa volta senza coppie rigide. Le luci e le ombre si mescolano. Il vecchio divano rimane vuoto e finalmente sembra abbastanza grande. Buio.
LE VENTIDUE DONNE
APPUNTI PER LA MESSA IN SCENA
Tono
L’opera alterna comicità fisica, ironia riconoscibile e momenti di forte intensità. Le ombre non devono essere caricature malvagie. Il pubblico ride perché riconosce i propri automatismi, non perché una donna viene umiliata.
Musica e movimento
La danza del secondo e del terzo atto può essere costruita con una facilitatrice esperta di movimento libero o Trance Dance, adattandola alle esigenze di sicurezza del palcoscenico. La benda non è indispensabile: può essere sostituita da una luce bassa, uno sguardo morbido o un velo trasparente.
Il pubblico come Emma
Le attrici possono rivolgere alcune domande direttamente alla platea, senza richiedere una risposta verbale. Il posto vuoto di Emma crea uno spazio simbolico: ogni spettatrice può sentirsi invitata nel cerchio.
Possibile intervallo
L’intervallo può essere collocato dopo la scena della madre e della figlia, alla fine del secondo atto. Al rientro, le ombre sono già in scena e stanno preparando il caos del terzo atto.
Finale alternativo partecipato
In alcune rappresentazioni, dopo l’ultima battuta, il pubblico può essere invitato a rimanere per un breve minuto di respiro o per una danza libera. Questo momento deve essere facoltativo e chiaramente separato dalla narrazione teatrale.
CASA ANGELINA
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Centro AUMAKUA
di Angelina Mercaldo
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