Preghiera di apertura – Cerimonia alla Donna e alle 11 Lune
Mamma.
Nonna.
Bisnonna.
Antenate di sangue e di spirito,
donne che hanno camminato prima di me,
donne che hanno pianto, amato, partorito, pregato, resistito e custodito la vita,
oggi vi chiamo nel cerchio sacro di queste parole.
Sedete accanto a me mentre scrivo.
Respirate con me mentre questo libro nasce.
Posate le vostre mani invisibili sulle mie spalle,
così che ogni parola possa essere guidata dalla vostra saggezza.
Io sono Angelina,
in arte Jaya Parvati,
donna, madre, moglie, figlia della Terra e della Luna.
Non scrivo questo libro con la mente.
Lo scrivo con il cuore, con il grembo, con il respiro e con la memoria antica che vive dentro di me.
Invoco la Madre Terra,
che sostiene i miei passi e accoglie ogni mia paura.
Invoco la Luna,
che muove le acque del corpo e le maree dell’anima,
che danza silenziosa sopra le nostre teste e dentro i nostri cuori.
Invoco il Fuoco sacro,
che brucia le illusioni e illumina il cammino.
Invoco l’Acqua,
che lava le ferite e insegna a fluire.
Invoco l’Aria,
che porta respiro, parola e libertà.
Invoco l’Etere,
lo spazio sacro dove tutto nasce e tutto ritorna.
Che questo libro sia un cerchio.
Che questo libro sia una medicina.
Che questo libro sia una preghiera camminata.
Ricordo ancora il giorno in cui la Luna mi ha chiamata.
Era a Montecatini Terme, durante un workshop.
Non capii subito cosa stava accadendo, ma dentro di me qualcosa esplose come una scintilla, come un tamburo che iniziava a battere nel silenzio.
Era l’inizio.
Molto prima che io comprendessi le undici energie lunari,
molto prima che insegnassi Kundalini Yoga,
molto prima che accompagnassi le donne nei cerchi e nelle danze di guarigione,
la vita mi stava già preparando.
Sono nata in Olanda, cresciuta in Toscana,
ho vissuto in Germania, ho camminato tra lingue, culture, dolori e rinascite.
Ho lavorato nel turismo, ho accolto persone, ho servito, ho ascoltato, ho osservato il mondo passare davanti ai miei occhi.
Poi la Terra ha parlato.
Un giorno, tra le colline lucchesi, mentre lavoravo come receptionist in una villa, arrivò un terremoto.
La terra tremò sotto i miei piedi, i muri si mossero, il silenzio si ruppe.
Ma non fu solo un terremoto.
Fu un messaggio.
La Terra mi disse:
“Svegliati. È tempo di camminare sul tuo sentiero.”
In quel tempo lavoravo anche con l’ossidiana, pietra profonda e potente, specchio dell’anima e della verità.
E un uomo indiano, come un messaggero del destino, mi disse una frase semplice e sacra:
Se in venticinque anni non è cambiato niente e sei triste, allora cambia tutto.
Quelle parole diventarono vento nelle mie ali.
Così partii.
Lasciai.
Attraversai paesi, paure, strade sconosciute.
Arrivai in Olanda, poi a Colonia, dove incontrai mio marito, dove nacque un grande studio di yoga, dove iniziai a lavorare con le donne.
Non sapevo quasi nulla.
Avevo solo il cuore aperto e la volontà di comprendere.
E furono proprio le donne le mie prime maestre.
Donne che mi hanno amata e donne che mi hanno ferita.
Donne che mi hanno accolta e donne che mi hanno respinta.
Donne che mi hanno fatta piangere, dubitare, crescere.
Oggi le ringrazio tutte.
Perché ogni ferita è diventata medicina.
Ogni lacrima è diventata acqua sacra.
Ogni giudizio è diventato radice.
Oggi le vedo come antenate dell’anima,
donne che sono passate nella mia vita per rafforzarmi e non per abbattermi.
Io non sono una scrittrice perfetta.
Non parlo un italiano perfetto.
Ma questo libro non nasce dalla perfezione.
Nasce dalla verità.
Nasce dal desiderio profondo di arrivare a te, donna che stai leggendo,
di prenderti per mano e accompagnarti nel viaggio delle undici lune.
Le undici energie lunari non sono solo una teoria.
Sono un respiro antico.
Sono un movimento invisibile che attraversa il corpo della donna ogni due giorni e mezzo.
Sono onde, cicli, portali, trasformazioni.
Sono memoria.
Questo libro è un tamburo che chiama.
È un fuoco che illumina.
È una tenda sacra dove puoi entrare e sederti in silenzio.
Se stai leggendo queste parole, non è un caso.
Forse la Luna ti ha chiamata.
Forse le tue antenate ti hanno guidata qui.
Forse la tua anima sta cercando una nuova porta.
Io non sono qui per insegnarti qualcosa.
Sono qui per camminare accanto a te.
Mano nella mano.
Cuore nel cuore.
Luna nella Luna.
Che questo libro possa accompagnarti,
proteggerti,
risvegliarti,
e ricordarti chi sei.
Con amore,
nel cerchio sacro delle donne. 🌙🪶
Perfetto 🌙🪶
Scriverò la cerimonia completa di apertura del libro divisa in sezioni rituali, con titoli come:
Apro il cerchio
Accendo il fuoco
Chiamo le antenate
Invoco gli elementi
Io sono Jaya Parvati
Il cammino della Terra e della Luna
Le ferite che diventano medicina
Apro lo spazio delle 11 Lune
Entrata nel cerchio della donna
Benedizione finale e mantra
Sarà un testo lungo (3–4 pagine), poetico, sciamanico, in prima persona e pronto per essere inserito all’inizio del libro.
Prima di scriverlo definitivamente, ti chiedo solo un dettaglio simbolico per renderlo ancora più autentico:
Vuoi che Shara (la vostra cagnolina) compaia nella cerimonia come “animale guida/spirito della terra” oppure rimanga solo nel racconto della tua vita? 🐾🌿
Angelina – Jaya Parvati
Cerimonia di apertura del cerchio delle 11 Lune
Io apro il cerchio.
Lo apro con rispetto, con umiltà, con amore.
Lo apro nel silenzio della Terra e nel respiro della Luna.
Lo apro qui, ora, in questo spazio sacro dove le parole diventano preghiera e il cuore diventa casa.
Io apro il cerchio delle donne.
Io apro il cerchio delle undici lune.
Io apro il cerchio della memoria antica che vive nel grembo di ogni donna.
Respiro lentamente.
Sento i piedi appoggiarsi alla Terra.
Sento il cuore battere come un tamburo antico.
Ogni battito dice: sono qui.
Ogni respiro dice: è tempo.
Io apro il cerchio per me.
Io apro il cerchio per te che stai leggendo.
Io apro il cerchio per tutte le donne che sono venute prima e per tutte quelle che verranno dopo.
Che questo spazio sia protetto.
Che questo spazio sia vero.
Che questo spazio sia luce.
Io accendo il fuoco.
Accendo il fuoco sacro nel centro del cerchio.
Accendo il fuoco dentro il mio cuore.
Accendo il fuoco che illumina la strada quando la notte è lunga.
Il fuoco brucia le paure.
Il fuoco scioglie le maschere.
Il fuoco trasforma il dolore in medicina.
Guardo la fiamma e la sento viva.
Si muove, danza, respira.
Come me.
Come ogni donna.
Come la vita.
Io affido al fuoco tutto ciò che non serve più.
Le vecchie ferite.
Le parole dure.
Le paure che chiudono il cuore.
Il fuoco prende tutto e lo trasforma.
Perché il fuoco non distrugge.
Il fuoco purifica.
Il fuoco prepara la rinascita.
E mentre la fiamma cresce, io sento che anche dentro di me qualcosa si accende.
Una luce antica.
Una luce calma.
Una luce che non si spegne.
Io chiamo le antenate.
Chiamo mia madre.
Chiamo mia nonna.
Chiamo la mia bisnonna.
Chiamo tutte le donne della mia famiglia che hanno camminato prima di me.
Chiamo le donne conosciute e quelle dimenticate.
Chiamo le donne forti e quelle fragili.
Chiamo le donne che hanno pianto in silenzio e quelle che hanno cantato alla vita.
Venite.
Sedete nel cerchio.
State accanto a me mentre scrivo queste parole.
Posate le vostre mani sulle mie spalle.
Guidate la mia voce.
Proteggete il mio cuore.
Io vi onoro.
Io vi ringrazio.
Io vi riconosco.
Siete il sangue che scorre nelle mie vene.
Siete la memoria che vive nel mio corpo.
Siete la forza che mi sostiene quando vacillo.
Sento la vostra presenza.
Silenziosa.
Dolce.
Potente.
Non sono sola.
Non lo sono mai stata.
Ogni donna cammina con le sue antenate.
Ogni donna porta dentro una storia più grande di lei.
E oggi io apro questo libro insieme a voi.
Invoco la Madre Terra.
Terra che sostiene i miei passi,
terra che accoglie le mie lacrime,
terra che nutre il mio corpo e la mia anima.
Tienimi radicata.
Tienimi stabile.
Tienimi vera.
Invoco l’Acqua.
Acqua che scorre nel corpo della donna,
acqua che lava le ferite,
acqua che insegna a lasciare andare.
Insegnami a fluire.
Insegnami a sentire.
Insegnami a guarire.
Invoco l’Aria.
Aria che entra nei polmoni,
aria che porta la parola,
aria che apre nuovi orizzonti.
Porta respiro dove c’è paura.
Porta libertà dove c’è chiusura.
Porta leggerezza dove c’è peso.
Invoco il Fuoco.
Fuoco che illumina il cammino,
fuoco che scalda il cuore,
fuoco che trasforma la vita.
Tienimi viva.
Tienimi coraggiosa.
Tienimi presente.
Invoco l’Etere.
Spazio sacro dove tutto nasce e tutto ritorna.
Silenzio che custodisce la verità.
Luce invisibile che guida ogni passo.
Apri la strada.
Apri la visione.
Apri il cuore.
Gli elementi sono con me.
La Terra mi sostiene.
L’Acqua mi guarisce.
L’Aria mi accompagna.
Il Fuoco mi illumina.
L’Etere mi protegge.
Il cerchio è vivo.
Io sono Angelina.
Io sono Jaya Parvati.
Sono donna.
Sono madre.
Sono moglie.
Sono figlia della Terra e della Luna.
Cammino in questo mondo con passi semplici e cuore aperto.
Non sono perfetta.
Non sono una maestra lontana.
Sono una donna che ascolta la vita.
Io scrivo questo libro come una preghiera.
Io scrivo questo libro come una medicina.
Io scrivo questo libro come un cerchio dove ogni donna può entrare.
Dentro di me vivono storie, viaggi, cadute, rinascite.
Dentro di me vive la voce della Luna.
Dentro di me vive la memoria delle donne.
Io non insegno dall’alto.
Io cammino accanto.
Mano nella mano.
Cuore nel cuore.
Respiro nel respiro.
Questo è il mio posto nel cerchio.
(Fine Parte 1)
Se vuoi, posso già scrivere la Parte 2 (il cammino della Terra e della Luna, Shara, terremoto, ossidiana, donne, 11 energie lunari, entrata della lettrice nel cerchio, benedizione e mantra finale).
Angelina – Jaya Parvati
Benvenuta nel cerchio delle 11 Lune
Benvenuta.
Se sei arrivata qui, se hai scelto di venire a questo workshop, se hai attraversato la strada, il tempo, i pensieri e forse anche qualche paura per essere presente oggi, allora fermati un momento e respira.
Sei arrivata.
Io ti guardo con dolcezza e ti sorrido, come si sorride a un’amica che arriva da lontano.
Non importa da dove vieni, non importa cosa porti nel cuore, non importa se sei stanca, felice, confusa o in cerca di qualcosa.
Qui puoi essere semplicemente te stessa.
Non devi dimostrare nulla.
Non devi sapere nulla.
Non devi fare nulla di speciale.
Sei già abbastanza così come sei.
Entra lentamente.
Lascia fuori il rumore del mondo.
Lascia fuori le aspettative, i giudizi, la fretta.
Qui c’è uno spazio per te.
Vieni, siediti accanto a me.
Immagina di entrare in una stanza calda, semplice, con il profumo della terra e del legno, con una luce morbida che accarezza le pareti.
C’è un cerchio di donne, ma io ora parlo solo con te.
Ti invito a sederti vicino al fuoco, vicino al cuore di questo spazio.
Respira lentamente.
Senti i piedi appoggiati a terra.
Senti il corpo che si rilassa.
Senti il cuore che piano piano si apre.
Io sono qui per accoglierti.
Non come una maestra lontana, ma come una donna che cammina accanto a te.
Oggi non sei una partecipante.
Oggi sei un’amica che entra nel cerchio.
E io sono felice che tu sia qui.
Io apro questo spazio per te.
Lo apro con rispetto, con amore, con delicatezza.
Creo un luogo sicuro dove puoi respirare, parlare, piangere, ridere, ascoltare e sentire senza paura di essere giudicata.
Qui ogni emozione è benvenuta.
Qui ogni storia è preziosa.
Qui ogni donna ha il suo posto.
Io apro il cerchio delle undici lune per te.
Per il tuo cuore.
Per il tuo cammino.
E mentre apro questo spazio, invito la Terra a sostenerti, la Luna ad accompagnarti e la vita a guidarti.
Tu non sei sola.
Prima di iniziare, voglio raccontarti chi sono.
Mi chiamo Angelina.
Il mio nome spirituale è Jaya Parvati.
Sono una donna come te.
Sono una mamma da trent’anni.
Sono una moglie.
Sono una donna che ha camminato molto nella vita.
Non sono perfetta.
Non ho tutte le risposte.
Non sono qui per insegnarti come devi essere.
Sono qui per accompagnarti.
Insegno Kundalini Yoga da molti anni, lavoro con le donne, creo cerchi, accompagno coppie e mamme attraverso la Trance Curanda-Dance e attraverso il lavoro delle undici energie lunari.
Ma prima di tutto questo sono una donna che ha cercato la sua strada, passo dopo passo.
E forse proprio per questo posso sedermi accanto a te e parlare con il cuore.
Sono nata in Olanda, ma da bambina arrivo in Toscana.
Cresco tra lingue diverse, tra mondi diversi, tra cambiamenti che mi insegnano ad adattarmi e ad ascoltare.
Per molti anni lavoro nel turismo.
Accolgo persone, osservo la vita, imparo a stare in mezzo alla gente.
Ma dentro di me c’è sempre una voce silenziosa che mi chiama.
Una voce che ancora non capisco.
Poi un giorno la terra trema.
Sono in una villa sulle colline lucchesi, lavoro come receptionist, e all’improvviso tutto si muove.
Il pavimento vibra, i muri tremano, il cuore batte forte.
In quel momento sento qualcosa dentro di me.
Come una chiamata.
Come una voce che dice:
adesso è tempo di cambiare.
In quel periodo lavoro anche con l’ossidiana, una pietra profonda che mi aiuta a guardarmi dentro e a prendere decisioni vere.
E poco tempo dopo un uomo indiano mi dice una frase che non dimentico più:
“Se in venticinque anni non è cambiato niente e sei triste allora cambia tutto.”
Quelle parole entrano nel mio cuore.
E io parto.
Lascio la mia vita e vado in Olanda, poi a Colonia.
Lì incontro mio marito, Jochen.
Insieme creiamo uno studio di yoga, uno spazio pieno di persone, di respiro, di incontri, di storie.
E proprio lì inizio a lavorare con le donne.
All’inizio non so molto.
Non ho certezze.
Ho solo il cuore aperto e la voglia di capire.
E passo dopo passo inizio a conoscere le undici energie lunari della donna.
Lavoro su di me.
Ascolto.
Imparo.
E continuo a camminare.
Nel cammino incontro molte donne.
Alcune mi accolgono, altre mi feriscono, altre mi insegnano lezioni difficili.
Ci sono momenti in cui piango, momenti in cui mi sento sbagliata, momenti in cui mi sento sola.
Ma non chiudo il cuore.
Resto.
Perché capisco che ogni donna porta una storia, una ferita, una paura.
E lentamente nasce la compassione.
Oggi posso dire grazie a tutte le donne che ho incontrato, perché tutte mi hanno aiutato a crescere e a diventare la donna che sono oggi.
Oggi vivo in campagna, vicino a Lucca.
La mattina si apre lentamente tra gli ulivi, il silenzio è dolce, l’aria è leggera.
Accanto a me c’è Shara, la nostra cagnolina, che corre tra l’erba e osserva il mondo con occhi pieni di vita.
Camminiamo insieme nella natura.
E io sento pace.
La terra mi insegna a rallentare.
La natura mi insegna ad ascoltare.
La vita mi insegna a essere presente.
Ora voglio parlarti delle undici energie lunari.
Sono undici punti energetici che si muovono dentro la donna ogni due giorni e mezzo circa.
Portano emozioni diverse, pensieri diversi, sensibilità diverse.
A volte ti senti forte.
A volte sensibile.
A volte creativa.
A volte silenziosa.
Non è confusione.
È la tua luna che si muove.
Le undici lune sono una guida.
Ti aiutano a capire te stessa, a rispettare i tuoi tempi, ad ascoltare il tuo corpo e il tuo cuore.
E oggi tu sei qui per incontrarle.
Ora ti invito a entrare davvero nel cerchio.
Respira.
Chiudi un momento gli occhi.
Senti il tuo cuore.
Questo spazio è per te.
Puoi ascoltare, puoi condividere, puoi semplicemente essere presente.
Io cammino accanto a te.
Non sei sola.
Siamo qui insieme, nel cerchio delle donne, nel cerchio della luna, nel cerchio della vita.
Ti auguro di ascoltare la tua voce.
Ti auguro di sentire la tua luna.
Ti auguro di ritrovare la tua forza.
Che questo workshop sia per te uno spazio di luce, di amore e di verità.
Che tu possa uscire da qui più leggera, più consapevole, più vicina a te stessa.
Io sono felice che tu sia qui.
Io sono donna.
Io sono luna.
Io ascolto il mio cuore.
Dentro di me vivono undici lune.
Io accolgo, io guarisco, io cammino nella mia verità.
Se vuoi, posso anche creare una versione ancora più parlata (come se la leggessi ad alta voce all’inizio del workshop) oppure una versione più breve da usare come introduzione sul sito o nella brochure.
C’è un momento nella vita di una donna in cui qualcosa si muove dentro di lei.
Non fa rumore.
Non urla.
Non si impone.
È una presenza silenziosa, come un respiro che arriva piano nella notte, come una luna sottile che appare nel cielo quando nessuno la sta cercando.
Forse è successo anche a te.
Un giorno ti sei fermata e hai sentito che qualcosa non era più come prima.
Non sapevi spiegare cosa, ma dentro di te qualcosa stava cambiando.
Una stanchezza diversa.
Una domanda che tornava.
Un desiderio nuovo.
Un bisogno di silenzio.
O forse solo una sensazione sottile che ti diceva:
ascoltati.
La chiamata interiore non arriva mai all’improvviso.
Arriva lentamente, come una goccia che scava la roccia, come il vento che accarezza la terra fino a trasformarla.
All’inizio non la riconosci.
Continui la tua vita, fai le tue cose, lavori, parli, sorridi, vai avanti.
Ma dentro qualcosa inizia a bussare.
Piano.
Come una donna che bussa alla porta del tuo cuore e aspetta che tu apra.
A volte la chiamata arriva attraverso la stanchezza.
A volte attraverso una crisi.
A volte attraverso una perdita.
A volte attraverso un cambiamento del corpo.
E a volte arriva semplicemente attraverso il desiderio di essere più vera.
Non è una voce che spaventa.
È una voce che invita.
Ti dice:
fermati.
respira.
ascolta.
Ti dice che è tempo di tornare a te stessa.
Non significa lasciare tutto.
Non significa cambiare subito la tua vita.
Significa iniziare a guardarti dentro.
Perché la chiamata interiore non ti chiede di correre.
Ti chiede di ascoltare.
E quando inizi ad ascoltare, succede qualcosa di meraviglioso.
Inizi a sentire il tuo corpo.
Inizi a sentire le tue emozioni.
Inizi a sentire la tua verità.
È come se una porta si aprisse lentamente dentro di te.
Una porta che era sempre stata lì, ma che non avevi mai avuto il tempo o il coraggio di aprire.
Dietro quella porta c’è la tua essenza.
C’è la tua natura profonda.
C’è la donna che sei davvero.
La chiamata interiore è il primo passo del cammino.
Non è una meta.
È un inizio.
È il momento in cui smetti di vivere solo per ciò che devi fare e inizi a vivere per ciò che senti.
È il momento in cui il cuore prende la parola.
E quando il cuore parla, la vita cambia.
Non sempre subito.
Non sempre in modo visibile.
Ma cambia.
Perché quando una donna inizia ad ascoltarsi, non può più tornare indietro.
Qualcosa dentro di lei si è svegliato.
E quando qualcosa si sveglia, cerca la luce.
Sempre.
Forse anche tu sei qui per questo.
Forse questo libro è arrivato nelle tue mani proprio nel momento giusto.
Forse questo capitolo è la porta che si apre.
Non devi avere fretta.
Non devi capire tutto subito.
Ti chiedo solo una cosa:
ascolta.
Ascolta il tuo respiro.
Ascolta il tuo cuore.
Ascolta il tuo corpo.
Ascolta la tua luna.
Perché dentro di te esiste già la strada.
E la chiamata interiore è solo l’inizio del cammino.
Nel prossimo passo entreremo nel viaggio della vita, perché ogni donna attraversa luoghi, incontri e cambiamenti che la portano sempre più vicino alla sua verità.
E anche il mio viaggio è iniziato così…
con una chiamata silenziosa che un giorno ha bussato alla porta del mio cuore.
Ogni donna, prima o poi, si mette in viaggio.
Non sempre con una valigia in mano.
Non sempre cambiando città o paese.
A volte il viaggio avviene dentro, in silenzio, mentre la vita continua a scorrere come un fiume tranquillo.
Ma il viaggio arriva sempre.
Anche il mio è iniziato così.
Sono nata in Olanda, in una terra lontana da quella in cui vivo oggi.
Lì ho aperto per la prima volta gli occhi sul mondo, lì ho iniziato a respirare la vita, senza sapere dove mi avrebbe portata.
Poi, a nove anni, i miei genitori decisero di partire.
Lasciammo l’Olanda e arrivammo in Toscana.
Per una bambina, cambiare paese significa cambiare cielo, cambiare lingua, cambiare odori, cambiare suoni.
Significa imparare a osservare, ad ascoltare, ad adattarsi.
La Toscana mi accolse con la sua bellezza, con la sua luce, con il suo calore.
Ma dentro di me rimaneva sempre la sensazione di essere in cammino.
Come se la vita mi stesse preparando a qualcosa.
Gli anni passarono, e come tante donne iniziai a lavorare.
Entrai nel mondo del turismo, un mondo fatto di incontri, di persone che arrivano e ripartono, di storie che si intrecciano per un momento e poi si separano.
Accoglievo persone ogni giorno.
Le salutavo, le ascoltavo, le osservavo.
Senza rendermene conto, stavo imparando qualcosa di molto importante:
stavo imparando a stare con le persone, a sentire le loro emozioni, a percepire ciò che non veniva detto con le parole.
Ma allora non lo sapevo ancora.
La vita mi stava preparando lentamente.
Dentro di me c’era sempre una sensazione sottile, come una luna nascosta dietro le nuvole.
Una sensazione che mi diceva che il mio cammino non si sarebbe fermato lì.
E infatti un giorno arrivò un altro movimento.
Un’altra partenza.
La vita mi portò di nuovo verso il Nord, verso l’Olanda, e poi verso la Germania, a Colonia.
Colonia fu un passaggio importante.
Lì incontrai Jochen, l’uomo che sarebbe diventato mio marito.
Lì iniziò una nuova fase della mia vita.
Insieme creammo uno studio di yoga, uno spazio grande, pieno di energia, pieno di persone, pieno di respiro e di incontri.
Era un luogo vivo.
Ogni giorno entravano uomini e donne con le loro storie, le loro domande, i loro dolori, le loro speranze.
E in quello spazio qualcosa dentro di me iniziò a trasformarsi.
Non era più solo lavoro.
Non era più solo organizzazione o accoglienza.
Era ascolto.
Era presenza.
Era connessione.
Fu lì che iniziai il mio percorso nel Kundalini Yoga.
Fu lì che iniziai a lavorare con le donne.
Fu lì che iniziai a sentire che il mio cuore stava trovando la sua strada.
Ma il viaggio della vita non è mai lineare.
Ci sono momenti di luce e momenti di prova.
Ci sono momenti di gioia e momenti di dolore.
Ci sono momenti in cui tutto sembra chiaro e momenti in cui tutto sembra confuso.
Ricordo anche un episodio semplice ma simbolico.
Un giorno, pattinando sul ghiaccio, mi ruppi la caviglia.
Un incidente, qualcosa di normale nella vita, ma che mi costrinse a fermarmi.
E quando la vita ti ferma, spesso vuole dirti qualcosa.
Fermarsi significa ascoltare.
Fermarsi significa guardarsi dentro.
Fermarsi significa rallentare.
E io, passo dopo passo, continuavo a camminare.
Il viaggio della vita mi stava insegnando che ogni esperienza, ogni incontro, ogni cambiamento ha un senso.
Anche quando non lo capisci subito.
Ogni luogo attraversato lascia una traccia dentro di te.
Ogni persona incontrata lascia un insegnamento.
Ogni cambiamento apre una nuova porta.
Olanda, Toscana, Colonia.
Non sono solo luoghi sulla mappa.
Sono passaggi dell’anima.
Sono tappe di un cammino che mi ha portata sempre più vicino a me stessa.
E forse anche tu, se guardi la tua vita, puoi vedere il tuo viaggio.
Le città che hai attraversato.
Le persone che hai incontrato.
Le esperienze che ti hanno cambiata.
Nulla è stato inutile.
Tutto ti ha portata qui.
Il viaggio della vita non è mai casuale.
È un disegno invisibile che si costruisce passo dopo passo.
E a volte, proprio quando pensi di aver trovato una direzione, arriva qualcosa che cambia tutto.
Qualcosa di forte.
Qualcosa di improvviso.
Qualcosa che ti costringe a fermarti e a guardare davvero.
Nel mio cammino quel momento arrivò attraverso la natura.
Arrivò attraverso la terra che tremò sotto i miei piedi.
E fu lì che la mia vita prese una nuova direzione.
Ci sono momenti nella vita in cui la natura parla.
Non con parole, ma con movimenti profondi.
Non con spiegazioni, ma con segnali chiari che arrivano direttamente al cuore.
Sono momenti che non puoi ignorare.
Momenti in cui tutto si ferma, e tu resti in ascolto.
Nel mio cammino, uno di questi momenti arrivò in modo improvviso.
Lavoravo in una villa sulle colline vicino a Lucca.
Era un luogo tranquillo, immerso nel verde, dove la vita sembrava scorrere lentamente, senza grandi scosse.
Io ero alla reception, come tanti altri giorni.
Accoglievo persone, rispondevo alle richieste, svolgevo il mio lavoro con attenzione e presenza.
Sembrava una giornata normale.
Poi, all’improvviso, la terra iniziò a tremare.
Prima leggermente, come un respiro profondo sotto i piedi.
Poi sempre più forte.
I muri si muovevano.
I vetri vibravano.
Il pavimento sembrava vivo.
In quei secondi il tempo si fermò.
Non pensi più a niente.
Non pensi al lavoro, alle responsabilità, alle paure.
Senti solo il battito del cuore e la forza della terra.
Quando tutto si calmò, rimase il silenzio.
Un silenzio diverso.
Un silenzio pieno.
La villa aveva subito danni evidenti.
Le crepe sui muri erano come segni lasciati dalla natura, come ferite che raccontavano qualcosa.
Ma la vera crepa era dentro di me.
In quel momento sentii chiaramente che qualcosa stava cambiando.
Come se la vita mi stesse parlando attraverso la terra.
Come se la natura fosse entrata in scena, come in un teatro, per dire:
adesso è tempo.
Non era paura.
Non era panico.
Era una consapevolezza profonda.
Come se una porta si fosse aperta dentro di me e una voce silenziosa avesse detto:
ora devi metterti sul tuo cammino.
In quel periodo stavo lavorando anche con l’ossidiana.
Una pietra forte, profonda, capace di portarti dentro te stessa senza scappare.
L’ossidiana non accarezza.
L’ossidiana mostra.
Mostra le verità nascoste.
Mostra le paure.
Mostra le decisioni che devi prendere.
Lavorare con l’uovo di ossidiana era per me una terapia potente.
Mi aiutava a guardarmi dentro, a lasciare andare ciò che non era più mio, a sentire la mia direzione.
Era come se la terra, la pietra e la vita stessero parlando tutte insieme.
E poco prima di quel terremoto, era arrivata anche una frase.
Una frase semplice, detta da un uomo indiano incontrato quasi per caso.
Mi disse:
“Se in venticinque anni non è cambiato niente e sei triste allora cambia tutto.”
Parole dirette.
Senza giri.
Senza spiegazioni.
Parole che entrano dentro e restano.
All’inizio non capisci quanto siano importanti.
Poi, un giorno, succede qualcosa… e quelle parole diventano luce.
Il terremoto, l’ossidiana, quella frase.
Tutto si univa.
Come pezzi di un puzzle che finalmente trovano il loro posto.
E io capii che non potevo più restare ferma.
La vita mi stava chiamando.
Non con dolcezza, ma con chiarezza.
A volte il risveglio arriva così.
Non come una carezza, ma come una scossa.
Una scossa che ti sveglia dal sonno, che ti fa aprire gli occhi, che ti fa vedere ciò che prima non volevi vedere.
Il risveglio non è sempre comodo.
Non è sempre facile.
Ma è vero.
E quando arriva, non puoi più fingere di non averlo sentito.
Quel giorno qualcosa dentro di me si svegliò.
Non sapevo ancora dove sarei andata.
Non sapevo ancora cosa sarebbe successo.
Ma sapevo che dovevo muovermi.
Sapevo che dovevo ascoltare quella chiamata.
Sapevo che era tempo di cambiare.
E quando una donna decide di ascoltare la sua verità, la vita inizia ad aprire nuove strade.
A volte strade che non aveva mai immaginato.
A volte strade lontane, sconosciute, sorprendenti.
Il risveglio è proprio questo.
È il momento in cui smetti di vivere solo per sopravvivere e inizi a vivere per essere.
È il momento in cui la paura lascia spazio al coraggio.
È il momento in cui il cuore prende la direzione.
E io, lentamente, iniziai a camminare verso una nuova vita.
Una vita che mi avrebbe portata lontano, attraverso paesi, incontri, prove e amore.
Una vita che mi avrebbe fatto incontrare mio marito, il mio lavoro con le donne e il cammino delle undici lune.
Ma prima di tutto questo, c’era ancora una lezione importante da attraversare.
La lezione delle relazioni.
La lezione delle donne.
La lezione delle ferite che diventano medicina.
Nel cammino di una donna, prima o poi, arrivano le relazioni.
Relazioni che aprono il cuore.
Relazioni che lo mettono alla prova.
Relazioni che insegnano più di qualsiasi libro.
Sono incontri che non avvengono per caso.
Ogni donna che entra nella tua vita porta uno specchio, anche quando non te ne accorgi.
E spesso lo specchio non è comodo.
A volte mostra la bellezza.
A volte mostra la forza.
Ma a volte mostra anche le ferite.
Nel mio cammino ho incontrato molte donne.
Donne dolci, donne forti, donne silenziose, donne intense.
Donne che mi hanno accolta e donne che mi hanno messa alla prova.
All’inizio non capivo.
Mi chiedevo perché alcune relazioni fossero così difficili.
Mi chiedevo perché a volte tra donne nascessero tensioni, giudizi, incomprensioni.
Mi chiedevo perché il dolore arrivasse proprio da chi avrebbe potuto comprendere di più.
Ci sono stati momenti in cui ho pianto.
Momenti in cui mi sono sentita sbagliata.
Momenti in cui mi sono sentita respinta, accusata, giudicata, fraintesa.
Momenti in cui avrei voluto chiudere il cuore per non sentire più nulla.
Perché quando il dolore arriva da altre donne, tocca una parte molto profonda.
Tocca la sorellanza.
Tocca la fiducia.
Tocca l’amore.
E fa male.
Fa male sentirsi non vista.
Fa male sentirsi non compresa.
Fa male sentirsi fuori posto.
In alcuni momenti ho pensato di fermarmi.
Di allontanarmi.
Di non lavorare più con le donne.
Sarebbe stato più facile.
Ma qualcosa dentro di me non voleva chiudersi.
Qualcosa mi diceva di restare aperta.
Di guardare più in profondità.
E lentamente ho iniziato a capire.
Ho capito che ogni donna porta dentro una storia.
Una storia fatta di ferite, paure, delusioni, esperienze difficili.
Ho capito che quando una donna ferisce, spesso è perché è stata ferita.
Quando giudica, spesso è perché ha paura.
Quando attacca, spesso è perché non si sente al sicuro.
Non è cattiveria.
È dolore che non ha ancora trovato una strada per guarire.
Questa comprensione ha cambiato il mio modo di guardare le relazioni.
Ho iniziato a vedere le donne non più come nemiche o ostacoli, ma come anime in cammino.
Anime che cercano amore.
Anime che cercano riconoscimento.
Anime che cercano pace.
E qualcosa dentro di me si è ammorbidito.
La rabbia si è trasformata in compassione.
La tristezza si è trasformata in comprensione.
La distanza si è trasformata in vicinanza.
Non è successo in un giorno.
È stato un processo lento, fatto di lacrime, di silenzi, di riflessioni, di lavoro interiore.
Ma passo dopo passo il cuore ha imparato ad aprirsi di nuovo.
Oggi posso dire grazie.
Grazie alle donne che mi hanno fatto piangere.
Grazie alle donne che mi hanno messa alla prova.
Grazie alle donne che mi hanno fatto sentire fragile.
Perché proprio attraverso loro ho imparato ad amarmi di più.
Ho imparato a restare centrata.
Ho imparato a non cercare approvazione.
Ho imparato a essere me stessa.
E soprattutto ho imparato ad amare le donne ancora di più.
Non solo quando sono dolci e accoglienti.
Ma anche quando sono fragili, confuse, ferite.
Perché dietro ogni comportamento c’è un cuore che chiede amore.
Oggi quando guardo una donna non vedo solo la persona davanti a me.
Vedo la sua storia.
Vedo le sue antenate.
Vedo le sue battaglie.
Vedo la sua forza.
È come se vedessi una lunga linea di donne che camminano dietro di lei.
Madri.
Nonne.
Bisnonne.
Donne che hanno vissuto, amato, sofferto e continuato a camminare.
E allora nasce il rispetto.
Nasce l’abbraccio.
Nasce la sorellanza vera.
Non quella perfetta, ma quella umana.
Quella che sa che siamo diverse, ma unite.
Quella che sa che possiamo ferirci, ma anche guarirci.
Quella che sa che insieme possiamo diventare più forti.
Questo è stato uno degli insegnamenti più grandi del mio cammino.
Capire che le ferite non sono la fine.
Sono l’inizio della medicina.
Sono porte che si aprono verso la consapevolezza.
Sono passaggi che ti portano più vicino al tuo cuore.
E quando una donna trasforma le sue ferite in medicina, diventa una guida.
Non perché sia perfetta.
Ma perché ha attraversato il dolore e ha scelto l’amore.
Ed è proprio da questo spazio che nasce il lavoro con le donne.
Un lavoro fatto di ascolto, di presenza, di cerchi, di condivisione, di guarigione.
Un lavoro che continua ancora oggi, nel silenzio della campagna, nella semplicità della vita, nella bellezza della terra.
Perché dopo aver attraversato le relazioni e le ferite, arriva un momento in cui senti il bisogno di tornare alla natura.
Di rallentare.
Di respirare.
Di ritrovare te stessa.
Ed è lì che il cammino porta verso la terra.
Dopo aver attraversato viaggi, cambiamenti, relazioni e ferite, arriva un momento nella vita in cui senti il bisogno di rallentare.
Non è una decisione della mente.
È qualcosa che nasce dentro.
Come un richiamo silenzioso che ti porta verso la semplicità, verso il respiro, verso la terra.
È il momento in cui non cerchi più il rumore, ma il silenzio.
Non cerchi più la corsa, ma la presenza.
Non cerchi più di dimostrare, ma di essere.
Anche per me è arrivato questo momento.
Dopo anni di movimento, di lavoro, di incontri, la vita mi ha portata di nuovo in Toscana, vicino a Lucca, in campagna.
Un luogo semplice, immerso nel verde, dove la natura parla ogni giorno.
La mattina si apre lentamente.
La luce entra tra gli alberi.
Gli ulivi respirano nel vento.
Gli uccelli cantano senza fretta.
E il tempo cambia ritmo.
Qui non esiste la corsa della città.
Non esiste il rumore continuo.
Esiste il respiro della terra.
E quando vivi nella natura, inizi ad ascoltare in modo diverso.
Ascolti il vento.
Ascolti il silenzio.
Ascolti il tuo cuore.
Accanto a me c’è Shara, la nostra cagnolina.
Corre tra l’erba, osserva ogni movimento, segue le tracce dei piccoli gechi, si ferma, guarda, riparte.
La sua presenza è una medicina semplice.
Gli animali non pensano al passato.
Non si preoccupano del futuro.
Vivono nel presente.
E ogni giorno Shara mi ricorda questo.
Mi ricorda di stare qui.
Mi ricorda di respirare.
Mi ricorda di vivere il momento.
Camminare nella campagna diventa una meditazione.
Ogni passo è un contatto con la terra.
Ogni respiro è un incontro con la vita.
Ogni silenzio è uno spazio di ascolto.
La natura non giudica.
La natura non chiede.
La natura accoglie.
E lentamente, vivendo in questo spazio, qualcosa dentro di me si è calmato.
Le tensioni si sono sciolte.
La mente si è rilassata.
Il cuore si è aperto ancora di più.
Tornare alla terra significa tornare all’essenziale.
Significa ricordare che la vita non è fatta solo di fare, ma anche di essere.
Significa sentire che siamo parte di qualcosa di più grande.
La terra ci sostiene ogni giorno.
Ci nutre, ci accoglie, ci protegge.
E quando inizi a vivere in contatto con lei, capisci che anche tu fai parte di questo ciclo.
Come gli alberi.
Come la luna.
Come le stagioni.
Tutto cambia, tutto si trasforma, tutto segue un ritmo naturale.
Anche la donna.
Il corpo della donna cambia.
Le emozioni cambiano.
Le energie cambiano.
E la natura ti insegna che questo è normale.
Non c’è nulla di sbagliato nel cambiare.
Non c’è nulla di sbagliato nel rallentare.
Non c’è nulla di sbagliato nel trasformarsi.
La terra accetta ogni stagione.
Accetta l’inverno, il silenzio, il riposo.
Accetta la primavera, la nascita, il movimento.
Accetta l’estate, la forza, la luce.
Accetta l’autunno, il lasciare andare.
E guardando la natura, inizi a capire che anche la donna vive le sue stagioni.
Soprattutto quando arriva il tempo della trasformazione del corpo.
Il tempo in cui qualcosa cambia profondamente dentro.
Il tempo in cui la luna interiore inizia a parlare in modo diverso.
La menopausa, i cambiamenti, le emozioni nuove, la sensibilità diversa.
Non è una fine.
È una trasformazione.
È una nuova fase del cammino.
Vivere nella natura mi ha aiutata a comprendere questo.
Mi ha insegnato che ogni passaggio ha un senso.
Che ogni cambiamento porta una nuova energia.
Che ogni fase della vita è sacra.
Nel silenzio della campagna, tra gli alberi e il cielo, ho iniziato a sentire ancora più chiaramente il lavoro delle undici lune.
Ho iniziato a comprendere il loro ritmo, la loro presenza, la loro profondità.
È come se la natura stessa mi stesse insegnando.
La luna nel cielo e la luna dentro la donna si parlano.
La terra e il corpo si parlano.
Il silenzio e il cuore si incontrano.
E da questo spazio nasce il lavoro che oggi condivido con le donne.
Cerchi, workshop, incontri, momenti di ascolto e di presenza.
Spazi semplici ma profondi, dove ogni donna può tornare a se stessa.
Perché tornare alla terra significa tornare al proprio centro.
Significa ricordare chi sei.
Significa sentire la tua verità.
Ed è proprio da questo spazio che nasce il mistero delle undici lune.
Un mistero antico, profondo, che vive dentro ogni donna e che aspetta solo di essere ascoltato.
C’è un sapere antico che vive nel corpo della donna.
Non è scritto nei libri più moderni.
Non si trova facilmente nelle scuole.
Non si impara solo con la mente.
Si sente.
È un sapere che appartiene alla terra, alla luna, al ritmo naturale della vita.
Un sapere che le donne, in tempi antichi, conoscevano senza bisogno di spiegazioni.
Il corpo della donna è lunare.
Questo non è solo un’immagine poetica.
È una realtà energetica, emotiva e spirituale.
Dentro ogni donna vive un ritmo che cambia, che si muove, che si trasforma continuamente.
Un ritmo che non è lineare come quello maschile, ma circolare, fluido, ciclico.
Come la luna.
La luna non è mai uguale a se stessa.
Cresce, si ritira, si nasconde, ritorna, si illumina di nuovo.
E così fa la donna.
Ci sono giorni in cui ti senti forte, luminosa, piena di energia.
Giorni in cui tutto è chiaro e semplice.
Giorni in cui hai voglia di creare, parlare, muoverti, vivere.
E poi arrivano giorni diversi.
Giorni in cui hai bisogno di silenzio.
Giorni in cui senti emozioni più profonde.
Giorni in cui il corpo chiede riposo.
Giorni in cui il cuore è più sensibile.
Per molto tempo alle donne è stato insegnato che questo cambiamento è instabilità.
Che essere diverse ogni giorno è un problema.
Che bisogna essere sempre uguali, sempre forti, sempre controllate.
Ma non è così.
Il cambiamento è la natura della donna.
Il movimento è la sua forza.
La sensibilità è la sua medicina.
La ciclicità è la sua saggezza.
Il corpo lunare della donna segue un ritmo preciso.
Un ritmo che si muove attraverso undici punti energetici.
Undici centri che si attivano uno dopo l’altro, cambiando ogni due giorni e mezzo circa, creando emozioni, percezioni e stati interiori diversi.
Questi punti sono chiamati le undici lune.
Non sono qualcosa di magico o lontano.
Sono una realtà energetica che vive dentro il corpo femminile.
Ogni due giorni e mezzo circa, l’energia si sposta.
E quando si sposta, cambia il modo in cui senti il mondo.
Un giorno puoi sentirti aperta e comunicativa.
Un altro giorno più sensibile e introspettiva.
Un altro giorno ancora più creativa o più fragile.
Non è confusione.
È il tuo corpo lunare che si muove.
È la tua energia che cambia posizione.
È la tua luna interiore che parla.
Quando inizi a conoscere questo ritmo, qualcosa dentro di te si rilassa.
Smetti di combattere contro te stessa.
Smetti di chiederti perché sei diversa da ieri.
Smetti di sentirti sbagliata.
Inizi ad accettarti.
Inizi ad ascoltarti.
Inizi a rispettare i tuoi tempi.
Questo è il primo dono delle undici lune:
la comprensione.
Comprendere che non devi essere sempre uguale.
Comprendere che ogni emozione ha un senso.
Comprendere che ogni fase porta un insegnamento.
Il corpo lunare non è un limite.
È una guida.
Ti aiuta a capire quando è il momento di parlare e quando è il momento di tacere.
Quando è il momento di agire e quando è il momento di riposare.
Quando è il momento di stare con gli altri e quando è il momento di stare con te stessa.
È come una bussola interiore.
Una bussola che ti riporta sempre al tuo centro.
Molte donne, quando scoprono le undici lune, provano sollievo.
Per la prima volta capiscono che non sono sbagliate.
Che non sono troppo sensibili.
Che non sono confuse.
Sono semplicemente lunari.
E questa consapevolezza apre una porta.
Una porta verso l’amore per se stesse.
Una porta verso la libertà.
Una porta verso una nuova relazione con il proprio corpo.
Perché quando inizi a conoscere il tuo corpo lunare, inizi anche a prenderti cura di te in modo diverso.
Inizi ad ascoltare i segnali.
Inizi a rispettare le emozioni.
Inizi a creare spazi di silenzio e di presenza.
Ed è proprio da qui che inizia il lavoro profondo con le undici energie.
Non solo comprenderle, ma viverle.
Sentirle.
Accoglierle.
Onorarle.
Ogni luna ha la sua voce.
Ogni luna ha la sua qualità.
Ogni luna ha la sua medicina.
E nel prossimo capitolo entreremo più profondamente nel loro ritmo, per capire come si muovono nel tempo e come accompagnano il cammino della donna giorno dopo giorno.
Ora che hai incontrato il corpo lunare della donna, possiamo entrare più profondamente nel suo ritmo.
Perché le undici lune non sono solo un’idea o una visione spirituale.
Sono un movimento reale, un ciclo energetico che si muove nel tempo e che accompagna la vita della donna giorno dopo giorno.
Il ritmo delle undici lune segue un tempo preciso: circa due giorni e mezzo.
Ogni due giorni e mezzo, l’energia si sposta da un punto all’altro del corpo, creando una nuova qualità emotiva, mentale e spirituale.
È come una danza.
Una danza silenziosa che avviene dentro di te, anche quando non te ne accorgi.
Immagina la luna nel cielo.
Non rimane mai ferma.
Cambia forma, cambia luce, cambia posizione.
Così fanno anche le undici lune dentro di te.
Ogni due giorni e mezzo si muovono, portando una nuova energia, una nuova sensibilità, una nuova percezione della vita.
Un giorno puoi sentirti aperta e comunicativa.
Due giorni dopo puoi sentirti più introspettiva.
Poi più creativa.
Poi più emotiva.
Poi più forte.
Non è instabilità.
È ritmo.
Il ritmo naturale della donna.
Questo movimento continua costantemente, creando un ciclo completo che si ripete nel tempo.
Quando inizi a osservarti, inizi a notare dei cambiamenti.
Inizi a vedere che ci sono giorni in cui tutto scorre facilmente.
Giorni in cui ti senti più centrata.
Giorni in cui senti il bisogno di stare sola.
Giorni in cui hai voglia di condividere.
E lentamente capisci che non è casuale.
C’è un ordine dentro questo movimento.
Un ordine naturale, armonico, preciso.
Il ritmo delle due giornate e mezzo ti insegna una cosa molto importante:
rispettare il tempo.
Viviamo in un mondo che chiede velocità, produttività, presenza costante.
Ma il corpo della donna non funziona così.
Il corpo della donna ha bisogno di ascolto, di pause, di cambiamenti.
Ha bisogno di seguire il suo ritmo.
Quando una donna cerca di essere sempre uguale, si stanca.
Quando cerca di controllare tutto, si irrigidisce.
Quando ignora i suoi cambiamenti, perde energia.
Ma quando inizia a seguire il suo ritmo, qualcosa cambia.
Il corpo si rilassa.
La mente si calma.
Il cuore si apre.
Seguire il ritmo delle undici lune significa imparare ad ascoltare ogni giorno ciò che senti.
Non in modo rigido, ma con presenza.
Significa chiederti:
come sto oggi?
di cosa ho bisogno?
qual è la mia energia in questo momento?
A volte la risposta sarà movimento.
A volte riposo.
A volte condivisione.
A volte silenzio.
E ogni risposta sarà giusta.
Perché ogni luna porta una qualità diversa.
Le undici lune non sono una regola.
Sono una guida.
Ti aiutano a comprendere i tuoi cambiamenti, a non giudicarti, a vivere con più armonia.
Molte donne, quando iniziano a osservare il ritmo delle due giornate e mezzo, scoprono qualcosa di sorprendente.
Scoprono che le loro emozioni non sono casuali.
Scoprono che i loro bisogni hanno una logica.
Scoprono che il loro corpo parla continuamente.
E soprattutto scoprono che possono fidarsi di se stesse.
Questo è uno dei doni più grandi delle undici lune: la fiducia.
Fiducia nel proprio sentire.
Fiducia nel proprio corpo.
Fiducia nel proprio ritmo.
Non devi controllare tutto.
Non devi capire tutto.
Devi solo ascoltare.
Con il tempo, questo ascolto diventa naturale.
Diventa parte della tua vita.
Inizi a organizzare le tue giornate in modo diverso.
Inizi a scegliere con più consapevolezza.
Inizi a rispettare i tuoi momenti di energia e i tuoi momenti di silenzio.
È come vivere in armonia con la luna.
Non contro di lei, ma insieme a lei.
E quando una donna vive in armonia con il suo ritmo, la vita diventa più leggera.
Le relazioni diventano più semplici.
Le decisioni diventano più chiare.
Le emozioni diventano più comprensibili.
Il ritmo delle due giornate e mezzo diventa una mappa interiore.
Una mappa che ti accompagna ogni giorno, ogni settimana, ogni fase della tua vita.
Ma questo ritmo non riguarda solo il tempo.
Riguarda anche le emozioni.
Perché ogni luna porta con sé un linguaggio emotivo preciso, una qualità del cuore che si esprime in modo diverso.
Ed è proprio questo linguaggio che esploreremo nel prossimo capitolo, entrando nel mondo delle emozioni e della loro saggezza.
Le emozioni sono il linguaggio della luna.
Non parlano con parole, non seguono la logica della mente, non chiedono permesso per arrivare.
Arrivano e basta, come onde del mare, come vento che attraversa il cielo, come pioggia che scende sulla terra.
E spesso, nella vita di una donna, le emozioni sono state fraintese.
Per molto tempo è stato detto alle donne di controllarle, di nasconderle, di non mostrarle troppo.
È stato detto di essere forti, equilibrate, sempre stabili, sempre composte.
Ma le emozioni non sono nemiche.
Sono messaggere.
Ogni emozione porta un messaggio, una direzione, una verità che chiede di essere ascoltata.
Quando una donna inizia a lavorare con le undici lune, una delle prime cose che cambia è proprio il rapporto con le emozioni.
Non sono più qualcosa da evitare.
Diventano qualcosa da comprendere.
Diventano una guida.
Il corpo lunare sente molto.
Sente l’ambiente, sente le persone, sente l’energia, sente i cambiamenti sottili che spesso gli altri non percepiscono.
Questa sensibilità non è debolezza.
È intuizione.
È una capacità naturale di percepire la vita in profondità.
Le emozioni sono come porte.
Quando arriva la tristezza, non sta cercando di farti soffrire.
Sta chiedendo ascolto.
Quando arriva la rabbia, non sta cercando di distruggere.
Sta mostrando un confine.
Quando arriva la paura, non sta bloccando il cammino.
Sta proteggendo qualcosa di prezioso.
Quando arriva la gioia, non sta solo regalando leggerezza.
Sta indicando la direzione del cuore.
Ogni emozione ha una voce.
E le undici lune amplificano questa voce.
In alcuni giorni puoi sentirti più aperta, più luminosa, più espansiva.
In altri giorni più sensibile, più profonda, più silenziosa.
Non è instabilità.
È il movimento emotivo naturale del corpo lunare.
Quando inizi a conoscere questo linguaggio, smetti di combattere contro ciò che senti.
Smetti di dire:
non dovrei sentirmi così.
non è giusto.
devo essere diversa.
E inizi a dire:
cosa mi sta dicendo questa emozione?
Questo cambia tutto.
Perché quando ascolti un’emozione, lei si calma.
Quando la accogli, si trasforma.
Quando la comprendi, diventa medicina.
Molte donne hanno paura delle emozioni forti.
Paura di piangere.
Paura di arrabbiarsi.
Paura di mostrare fragilità.
Ma le emozioni non sono pericolose.
Sono energia in movimento.
Se le blocchi, restano dentro e creano tensione.
Se le lasci fluire, si trasformano.
Come l’acqua.
L’acqua che scorre resta pulita.
L’acqua ferma si blocca.
Così fanno anche le emozioni.
Nel lavoro con le donne, spesso vedo questo passaggio.
All’inizio c’è paura di sentire.
Poi arriva il coraggio.
Poi arriva il pianto.
Poi arriva il respiro.
E infine arriva la pace.
Perché quando una donna si permette di sentire davvero, qualcosa dentro di lei si libera.
Non deve più fingere.
Non deve più nascondersi.
Non deve più controllare tutto.
Può essere vera.
E la verità è sempre liberante.
Il linguaggio delle emozioni è una porta verso la guarigione.
Non perché elimina il dolore, ma perché lo trasforma.
Ti insegna ad ascoltare il tuo cuore.
Ti insegna a rispettare i tuoi confini.
Ti insegna a prenderti cura di te.
Ogni emozione diventa una maestra.
La tristezza insegna la profondità.
La rabbia insegna la forza.
La paura insegna la protezione.
La gioia insegna la fiducia.
L’amore insegna l’apertura.
E quando inizi a vedere le emozioni in questo modo, smetti di temerle.
Inizi a camminare con loro.
Come compagne di viaggio.
Le undici lune ti aiutano proprio in questo:
riconoscere il movimento emotivo e accoglierlo con presenza.
Non devi essere sempre forte.
Non devi essere sempre felice.
Non devi essere sempre equilibrata.
Devi solo essere vera.
E la verità delle emozioni ti porta sempre più vicino a te stessa.
Con il tempo, questo ascolto diventa naturale.
Diventa una forma di saggezza interiore.
Una saggezza che ti accompagna nelle relazioni, nelle scelte, nella vita quotidiana.
Perché quando conosci le tue emozioni, conosci te stessa.
E quando conosci te stessa, puoi attraversare ogni cambiamento con più fiducia.
E il cambiamento più grande, nella vita di una donna, è quello che riguarda il corpo e il tempo.
Il tempo della trasformazione.
Il tempo della menopausa.
Il tempo in cui la luna interiore cambia ritmo e apre una nuova fase del cammino.
C’è un momento nella vita di una donna in cui il corpo cambia ritmo.
Non è un cambiamento improvviso, ma un passaggio lento, profondo, quasi invisibile all’inizio.
È come una stagione che arriva piano, senza fare rumore, ma che porta con sé una nuova energia.
È il tempo della trasformazione.
Per molte donne questo momento è la menopausa.
Una parola che spesso spaventa, che a volte viene vissuta come una fine, come una perdita, come qualcosa da nascondere o da temere.
Ma la menopausa non è una fine.
È un passaggio.
È una porta che si apre verso una nuova fase della vita.
Come la natura cambia stagione, anche il corpo della donna cambia forma, ritmo, energia.
Per anni la luna interiore ha seguito un ciclo legato al sangue, alla fertilità, al movimento della vita.
Poi, lentamente, questo ciclo si trasforma.
Il corpo inizia a parlare in modo diverso.
Le emozioni cambiano.
Il ritmo cambia.
L’energia cambia.
A volte arrivano momenti di stanchezza.
A volte momenti di grande sensibilità.
A volte momenti di forza nuova, mai sentita prima.
È come se qualcosa dentro si stesse riorganizzando.
Non è una perdita.
È una trasformazione energetica.
La luna non scompare.
La luna si trasforma.
Diventa più interiore, più profonda, più silenziosa.
Molte donne, in questa fase, sentono paura.
Paura di invecchiare.
Paura di perdere la loro femminilità.
Paura di non essere più viste.
Ma la verità è diversa.
La menopausa è l’inizio della saggezza.
È il momento in cui la donna non ha più bisogno di dimostrare.
Non ha più bisogno di correre.
Non ha più bisogno di essere come prima.
Può essere semplicemente se stessa.
È una fase di libertà.
Libertà dal ciclo fisico.
Libertà dalle aspettative.
Libertà dai ruoli imposti.
È il tempo in cui la donna diventa guida.
Nelle tradizioni antiche, le donne in menopausa erano considerate sagge.
Erano le custodi del sapere, le donne medicina, le donne che accompagnavano le altre.
Perché avevano attraversato la vita.
Avevano conosciuto il dolore e la gioia.
Avevano amato, perso, ricominciato.
Avevano imparato ad ascoltare.
E proprio per questo potevano guidare.
Anche nel lavoro con le undici lune, la menopausa non è una fine del ciclo energetico.
Le undici lune restano.
Continuano a muoversi.
Continuano a parlare.
Continuano a accompagnare la donna.
Ma lo fanno in modo più sottile.
Non più legate al sangue, ma alla coscienza.
Non più legate alla fertilità fisica, ma alla fertilità spirituale.
La donna diventa creatrice in un modo nuovo.
Crea spazio.
Crea ascolto.
Crea guarigione.
Crea presenza.
È una maternità diversa, una maternità dell’anima.
Molte donne, quando attraversano questa fase con consapevolezza, scoprono una forza che non avevano mai sentito prima.
Una forza tranquilla.
Una forza silenziosa.
Una forza stabile.
Non è più l’energia giovane e impulsiva.
È una energia radicata, profonda, sicura.
È come un albero antico.
Le radici sono forti, il tronco è stabile, i rami si aprono verso il cielo.
La donna diventa terra e cielo insieme.
La menopausa diventa così un rito di passaggio.
Un passaggio verso la maturità spirituale.
Un passaggio verso la libertà interiore.
Un passaggio verso la verità.
Non sempre è facile.
Ci sono momenti di confusione.
Momenti di fatica.
Momenti di cambiamento emotivo e fisico.
Ma ogni passaggio porta con sé una medicina.
E quando una donna accetta questo cambiamento, smette di combattere contro il tempo.
Inizia a camminare con lui.
Inizia ad ascoltare il suo corpo con più amore.
Inizia a rispettare i suoi ritmi con più dolcezza.
Inizia a vivere con più consapevolezza.
La luna interiore diventa guida.
Non più legata alla giovinezza, ma alla saggezza.
Non più legata alla velocità, ma alla presenza.
Non più legata all’esterno, ma all’interno.
Ed è proprio da questa fase che il lavoro con le undici lune diventa ancora più profondo.
Perché quando una donna attraversa la trasformazione, è pronta a conoscere ogni luna in modo consapevole.
È pronta a incontrare una ad una le undici energie.
A sentirle.
A viverle.
A comprenderle.
E da qui inizia un nuovo viaggio.
Il viaggio dentro ogni luna.
Una luna alla volta, una porta alla volta, una medicina alla volta.
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